Chernobyl – La serie ep.4: Spari, 90 secondi e verità da nascondere.

Chernobyl La serie - Commento alla quarta puntata
@ HBO

Ti sei perso il commento alle puntate precedenti? Recupera qui:

  1. Prima puntata – “1:23:45”
  2. Seconda puntata – “Please, remain calm”
  3. Terza puntata – “Open Wide, O Earth

Dove eravamo rimasti?

Cartoline precetto. Minatori nudi.
Strazianti funerali.

I 100 anni di storia dell’Ucraina, in 5 minuti

Un secchio di latte munto da una vecchia Babuska. Qualcosa mi dice che le emissioni da Cesio-137 del bianco alimento siano nettamente superiori ai 40 Bq/L consentiti per i bambini. Partiamo subito con una puntata, sì di transizione, ma anche molto carica di aspetti psicologici ed emozionali.

Nota sulle unità di misura: un becquerel è l’unità di misura del Sistema internazionale dell’attività di un radionuclide, come appunto il Cesio-137, che equivale a un decadimento al secondo.

Questo incipit ci vuol far capire quanto, per gli abitanti dell’Ucraina/Bielorussia sia stato cinico e baro il destino nell’ultimo secolo.

Zona da secoli fertile e produttiva grazie alla presenza di ricche pianure e di corsi d’acqua regolari, l’Ucraina era detta “il granaio d’Europa” e come tutte le zone di interesse ha avuto una storia molto travagliata. Volendo evitare il racconto delle lotte tra il regno polacco, quello russo, la discesa degli esuli cosacchi e le guerre con l’Impero Ottomano – qualcuno sta pensando a Cavour, la Marmora e i bersaglieri in Crimea? Ecco, proprio loro – gli autori si concentrano sugli ultimi 100 anni attraverso i ricordi della famiglia della vecchia contadina.

Qui scopriamo gli avvenimenti dalla prima guerra mondiale, con il conflitto tra l’imperio Russo e quello Austro Ungarico. La rivoluzione russa, le lotte tra le armate Bianche e quelle Rosse, la vittoria dei bolscevichi, l’avvento dello Zio Baffone. Le purghe, la repressione dei kulaki (i contadini benestanti e produttivi) che causò il genocidio ucraino, l’Holodomor una carestia da 7/10 milioni di morti. Infine, la Grande Guerra Patriottica con le invasioni tedesche, la riconquista russa, e la sovietizzazione.

Povera Nonnina! Ora verrà costretta ad andarsene dalla sua casa, per non tornare mai più per i prossimi due o tremila anni. Tuttavia, le Babuske son cocciute e la situazione si può risolvere solamente in un modo, che sarà il leitmotiv della puntata: una Makarov, uno sparo e l’uccisione di un animale. Bang!

La grande bonifica di Chernobyl

Nel proseguo della puntata, andiamo a capire meglio a cosa servivano le cartoline precetto mandate a raffica nelle case dei giovani sovietici: la gigantesca mobilitazione per la bonifica della zona dell’incidente. Migliaia di militari furono inviati nella zona per i lavori più vari: dalla gestione degli allontanamenti civili al controllo dei danni, alla decontaminazione delle superfici attraverso l’utilizzo di liquidi addizionati a tensioattivi e solventi. Dall’annoso problema del reattore quattro con il suo nocciolo ancora aperto, alla rimozione dei detriti altamente radioattivi sul tetto.

Robot e rover lunari in soccorso di Chernobyl

Come risolvere questo gravoso problema? Con i robot ovviamente!

La grande e tecnologica URSS poteva usare le sue competenze tecnico scientifiche per la bonifica. Giubilo e Hurrah pieni di vodka nella sala della gestione crisi! Tuttavia, non andò proprio così.

Furono sviluppati dall’industria e dall’università sovietica circa 60 robot telecomandati per risparmiare ai tovarish liquidatori ulteriore esposizione radioattiva. Il costo totale dell’operazione fu di circa 2 miliardi di Euro attuali.

I progetti includevano diversi mezzi: in primis, il robot STR-1 – il “rover lunare” che non andò mai sulla luna perché lo Zio Sam ci mise piedi per primo. Il Mobot, sviluppato dall’università statale di Mosca, era una versione più piccola di un buldozzer utilizzato nelle costruzioni, con una benna frontale. E ancora, il patriottico Komatsu D-355W, un mezzo anfibio che non aveva problemi a operare sul fondo del mare ma che, per ovvie ragioni, non poteva resistere all’estremo livello di radiazioni di fino a 10.000 roentgens all’ora. Superfluo dire che venne fritto dai raggi gamma.

Stesso epilogo per i robot MF-2 e MF-3, fabbricati in Germania Ovest. Cingolati con bracci meccanici orientabili, studiati apposta per la manipolazione dei materiale radioattivo, fallirono miseramente a causa della fragilità dei componenti elettronici e delle interferenze nella guida remota.

L’ultima alternativa: i Bio-Robot

Yuri Semiolenko, funzionario sovietico incaricato della decontaminazione a Chernobyl, durante una conferenza di robotica della CMU nel 1990 affermò:

“la sfida era di eliminare 100 tonnellate di detriti altamente radioattivi dal tetto. Sfortunatamente, non siamo stati in grado di decontaminare il tetto senza utilizzare principalmente il lavoro manuale.

Infatti, la bonifica dei tetti richiedeva più abilità di quelle che i robot potevano fornire all’epoca. Questa problematica portò infine le autorità a inviare soldati “volontari” per eseguire la maggior parte dei lavori di decontaminazione, i c.d. Bio-Robot.

Ecco l’ennesimo ricorso della storia, i veri Robot inventati da Čapek erano infatti uomini artificiali organici non meccanici, esattamente come i soldati sovietici: “dentro in novanta secondi, detriti oltre la balaustra, al suono della campana fuori“. Il tutto seguito da: “Ho servito l’Unione Sovietica!” Sipario.

Piccola regressione, che fine hanno fatto gli altri servitori? I prodi minatori di Tula? Chissà!

Gli abbattimenti degli animali radioattivi

Altri militari, altra situazione.

Come eliminare migliaia di animali pesantemente contaminati da Iodio e Cesio radioattivo? La risposta è semplice: alla russian way. L’inossidabile Mosin–Nagant, 7,62 x 54 R.

L’abbattimento dei selvatici e sopratutto dei domestici fu sistematico e impegnò centinaia di militari, specialmente reduci della fallimentare campagna afghana, in una sorta di campagna riparatrice a pagamento.

Nella puntata vediamo mutare il giovane Pavel, con la guida del navigato Bacho, da ragazzino spaventato a rassegnato esecutore d’ordini.

Dopo averci fatto assistere all’atroce morte di esseri umani che si decomponevano davanti ai nostri occhi da vivi, gli sceneggiatori cambiano rotta. In queste scene nascondono con moderna ed occidentale “pietas” le uccisioni di cagnolini indifesi, per non andare incontro alla furia animalista.

La verità viene a galla

Ricapitolando, cosa abbiamo? Una Centrale Nucleare esplosa, con opera di bonifica a buon punto grazie all’abnegazione di un intero popolo. Le vittime, dirette o indirette, affrontano la loro situazione con rassegnazione e dolore. Ciononostante manca ancora l’attore principale. Che diamine, è successo il 26 aprile 1986 alle ore 1:23 circa, nel reattore 4 della centrale Vladimir Il’ič Ul’janov Lenin di Chernobyl?

Capiamo dallo scambio finale tra Legasov, Shcherbina e la Khomyuk avvenuto in gran segreto, in un edificio dell’ormai spettrale Pryp”jat’, che tutti i reattori RBMK-1000 hanno un difetto progettuale che può portare ad incidenti terribili. Però, la ragion di Stato non lo può ammettere perché l’Unione Sovietica non sbaglia, mai.

Cosa dirà Legasov alla riunione della IAEA? Lo scopriremo nell’ultima puntata di questa splendida serie. Preannuncio già che vedrò di dare una bella spiegazione finale di “come causare una catastrofe nucleare in poco più di due ore di incompetenza sovietica”.

Leggi anche i commenti agli altri episodi:
Chernobyl – La serie ep.1: morte, distruzione ed una bella dose di gore.
Chernobyl – La serie ep.2: il realismo del Fallout nucleare.
Chernobyl: La serie ep3 – Miracolati, bare di piombo e minatori.
Veleno, negligenza e bugie. L’ultima puntata di Chernobyl

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.