Recensione Sofirn SP40: la torcia trasformista

recensione sofirn sp40

È sempre difficile parlare di torce elettriche senza cadere nella ripetitività, e a volte l’unicità di certi esemplari li rende troppo di nicchia, se non inutili. A che cosa servono 20.000 lumen e 1 km di portata se poi il pacco batteria pesa come un melone?

Noi restiamo coi piedi per terra, ed ecco che Sofirn ci accontenta con l’interessantissima SP40 di cui ti parlerò in questo articolo.

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Sofirn SP40: caratteristiche

La Sofirn SP40 è prodotta in tre diverse versioni:

  • luce calda a tinta 3000 K
  • luce fredda a 5300 K
  • una rara versione ibrida a 4000 K.

Ti ricordo che a parità di consumo il miglior rendimento luminoso si ha con le luci fredde, mentre le luci calde valorizzano la percezione dei colori e dello spazio.

Si può appendere in testa, a un taschino o alla cintura, a uno spallaccio o, infine, a una superficie metallica, persino sul soffitto!

È una compatta torcia angolare, cioè proietta la luce di lato come le vecchie torce a “L” dell’esercito. Misura appena 10 x 2,5 cm in 100 grammi scarsi di peso compresa la batteria 18650 (sottolineo: OVVIAMENTE una 18650!)… ed è ancora più compattabile!

È infatti fornita con un corpo accorciato che ti permette di smontarla, sostituirne la parte centrale e farla così funzionare con le più piccole batterie ricaricabili 18350, o anche con le 16340 sebbene il produttore non lo dichiari. Se usi queste ultime, potrebbero traballare leggermente, ma basta ispessirle con qualche giro di nastro isolante.

Col corpo riduttore, la lungheza si riduce ad appena 7 cm!

Tutto qui?

NO!
La Sofirn SP40 è fornita anche con una spartana ma efficace fascia elastica per la testa, peraltro dotata di una bandella che percorre il cranio anche sopra così da distribuire bene il peso. Ti sarà sufficiente infilare la torcia nel telaietto di silicone e regolarne l’angolazione a tuo piacere per trasformarla in una buona lampada frontale. Forse Sofirn poteva investire di più in questo utilissimo supplemento, migliorando la regolabilità o la rapidità di inserimento/rimozione della torcia, ma il risultato è comunque solido e soddisfacente.

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E, no, non è tutto!
Il tappo di chiusura della SP40 è magnetico, e questo ti permette di appenderla a qualsiasi superficie ferrosa o d’acciaio per trasformarla in un faretto improvvisato.

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E dulcis in fundo include anche una clip, che grazie alla sua forma consente di agganciarla a taschini, tracolle, spallacci o cinture per illuminare direttamente davanti a te.

A completare l’opera c’è anche l’immancabile presa di ricarica USB, anche se in questo modello è stranamente di tipo micro, anziché il più moderno tipo USB-C. Poco male, visto che il cavetto è incluso.

Sofirn SP40: recensione delle prestazioni

La SP40 offre quattro livelli di luminosità preimpostati, da 5 lumen e ben 220 ore di autonomia fino a un turbo da ben 1200 lumen che riduce la durata a poco meno di 2 ore. Mantiene inoltre in memoria l’ultimo livello di luminosità a cui è stata utilizzata, a eccezione del turbo, che va sempre attivato manualmente.

Modalità:BassaMediaAltaTurbo
Intensità (lumen):5904501200
Autonomia (ore-minuti):220:0015:004:101:50
Gittata (m):113885136
NOTA: dati forniti da Sofirn utilizzando celle 18650 da 3400 mAh. Con una cella da 3000 mAh l’autonomia dovrebbe ridursi del 15% circa.

La torcia è dichiarata per resistere a cadute di un metro, inteso come “vetro contro duro”, e ha impermeabilità IPX7 (immersione fino a 1 metro): una tenuta che non è all’altezza di altri modelli, ma garantisce la piena protezione da pozzanghere, ruscelli e pioggia.

Conclusioni

La Sofirn SP40, ad oggi (febbraio 2021) venduta a 39,99€ su Amazon.it, è una torcia EDC interessantissima, senza enormi pretese di potenza, anche se 1200 lumen dieci anni fa erano pura e costosissima fantascienza. La sua forma particolare è abilmente sfruttata dal produttore grazie alla fascetta per la testa, al magnete in coda e alla clip da cintura.

Il riduttore di dimensioni non mi sembra utilissimo, ma può rivelarsi utile se vuoi qualcosa di supercompatto a scapito dell’autonomia di una batteria 18650, per esempio per un kit EDC urbano. A tale pro, calcolo che con una batteria 16340 da 700 mAh l’autonomia debba oscillare tra le 22 ore a 5 lumen e i 25 minuti in turbo, o un 20% in più con una 18350.

Anche se lascia perplessi la scelta di utilizzare una presa micro-USB e di non implementare anche una modalità a risparmio energetico (il moonlight mode da 1 lumen a cui cui Sofirn ha abituato il pubblico), questa torcia sa fare di tutto e lo fa molto bene, senza pretendere di eccellere ma senza fallire in nulla. In un certo senso, è un po’ come un coltellino svizzero!

Come al solito, se la recensiamo è perché ci sentiamo di consigliarla di cuore.

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2 commenti
  1. ciao,
    ho letto con piacere questo articolo/recensione visto che sono alla ricerca di una torcia “a L” da inserire nel mio EDC. questa mi ha proprio colpito… però pensavo, da novizio si intende… non sarebbe meglio avere con sé delle torce alimentate da delle semplici batterie AA oppure AAA? in fin dei conti le batterie ricaricabili richiedono di poter usufruire di una fonte di corrente, le batterie 18650 o similari non sono comunissime. Ipotizzando uno scenario da “day after” delle batterie AA/AAA sarebbero reperibili quasi ovunque, a partire da negozi/supermercati fino ad arrivare ai telecomandi domestici piuttosto che ai tantissimi altri oggetti presenti in tutte le case. Senza contare che la gente “comune” è più probabile che in un cassetto abbia una piccola scorta di batterie AA/AAA piuttosto che di 18650. Quindi mi chiedo, non sarebbe meglio in linea di massima orientarsi su torce che utilizzino le batterie AA/AAA? Vorrei sapere cosa ne pensi e se hai dei consigli…
    grazie

    1. Ciao Alessandro! Ti rispondo volentieri.
      Le pile alcaline usa e getta innanzi tutto non sono ricaricabili e questo significa che prima o poi le loro scorte finiscono irrimendiabilmente. Oddio, in realtà esiste un modo per ricaricarle ma è un segreto che custodiamo in pochi eletti e FIDATI, c’è un motivo se l’industria, sempre avida del denaro che tu hai in tasca, non ha mai proposto dei caricabatterie adatti allo scopo (spoiler: occorrono GIORNI per ricaricarle, esplodono facilmente e sopportano poche decine di cicli, altro che centinaia!).
      Altro difetto delle alcaline è che per loro struttura sviluppano gas corrosivi, che a lungo andare fuoriescono danneggiando i circuiti: ti sarà sicuramente capitato di non utilizzare per mesi o anni qualche apparecchio, e ritrovarti con una perdita di acido cristallizzato nel vano batterie, no?
      E poi sono soggette a scadenza, per cui anche se ne tieni 1000 di scorta nel giro di 10-12 anni dovrai sbatterle via senza nemmeno averle utilizzate.
      Infine, la loro tensione è davvero bassa: 1,5V è uno standard preistorico, appena sufficiente ad alimentare lampadine a bassissima potenza. Ecco il motivo per il quale le vecchie macchinine radiocomandate o le vecchie radio CB divoravano anche 6-8 pile per volta, con autonomie peraltro ridicole!

      Le 18650 d’altro canto sono reperibilissime e hanno una serie di vantaggi enormi, pur con qualche limite e cautela da adottare. Non mi ripeterò, e ti suggerisco di leggere il mio articolo “madre”: https://www.portalesopravvivenza.it/energia-demergenza-le-miracolose-batterie-18650-e-i-loro-utilizzi/ ).

      Insomma, le AA/AAA/C/D e famiglia sono a quasi tutti gli effetti obsolete, e non vedo un solo motivo per preferirle, per di più sprecandoci sopra del denaro quando le 18650 sono facilmente ottenibili gratis con un pò di ingegno e di adeguata perizia tecnica. Per di più, ora che il consumismo sta viziando i mollaccioni di città con monopattini e biciclette elettriche, stanno iniziando a saltar fuori i primi pacchi batteria “rottamati”, dai quali spesos si riescono a estrarre 20-30 celle perfettamente sane ogni volta!

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