Raggiungere la BOL in condizioni disagevoli: simulazione

Esperienza di simulazione raggiungimento della bol bug out location

DISCLAIMER: Questo articolo dedicato al raggiungimento della BOL (Bug Out Location, ndr) in situazione d’emergenza vuole soltanto essere un resoconto e non una guida.

Portale Sopravvivenza e il suo staff non si assume alcuna responsabilità circa l’uso dei contenuti che seguiranno, sconsigliandone vivamente l’emulazione se non a proprio rischio e pericolo.

Affrontare una qualsiasi attività outdoor (soprattutto in montagna) significa essere preparati fisicamente, ben equipaggiati e consapevoli dei possibili rischi e imprevisti che potresti correre. Non trascurare nulla per pigrizia, controlla sempre la meteo prima di partire e informa sempre qualcuno delle tue uscite soprattutto nel caso esse ti conducano in zone non coperte dal segnale telefonico. Infine, affronta ogni attività accompagnato da qualcuno! La sicurezza prima di tutto.

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Report: simulazione di evacuazione

In qualità di insegnante e di addetto antincendio, ho spesso collaborato alle simulazioni di evacuazione nelle scuole, quasi sempre affrontate con fastidio e prese sottogamba dalle centinaia di persone adulte e minorenni coinvolte, purtroppo.

Da parecchio tempo avevo in mente di simulare il raggiungimento della mia bug-out location, situata a quota 1300 m slm simulando un’emergenza, e non per una semplice scampagnata di ferragosto.

Trattandosi di una baita in montagna, questa è normalmente raggiungibile in 70-90 minuti di guida dalla mia abitazione (circa 70 Km), che ho sempre ritenuto non ottimali in caso di vera necessità. Se le cose andassero davvero a rotoli è facile immaginarsi strade intasate, o la circolazione tra province proibita, come visto già durante l’emergenza COVID-19 del 2020.

Il mio percorso verso la BOL

Sapevo che nell’alta valle dove vivo esiste un valico ampiamente utilizzato in passato dagli allevatori, e ancora occasionalmente battuto dagli escursionisti più audaci: la bocchetta del Croso, che collega Rassa (VC, quota 917 m) a Piedicavallo (BI, quota 1050m), con un dislivello particolarmente impegnativo che porta a toccare quota 2000 metri.

Il percorso a piedi si snoda per circa 7-8 Km, e soprattutto riduce a soli 15 Km la percorrenza in automobile, per di più all’interno della stessa provincia e in area poco densamente popolata, a traffico molto ridotto. Una riduzione di ben 47 km.

Né io né il mio accompagnatore avevamo mai tentato questa via. Sarebbe stato comodo aspettare giugno e organizzare una bella gita in tenda, ma ritenevo necessario simulare il viaggio in condizioni di disagio, come se fossi stato costretto a farlo per necessità.
Specifico che questo report non conterrà alcuni dettagli che preferisco mantenere riservati.

Le condizioni di partenza

  • La recente neve ha creato le condizioni “ideali ma controllate” di disagio sufficiente per renderla una escursione impegnativa ma affrontabile.
  • La mia condizione fisica, rispetto ai miei standard, era a livello medio, tuttavia fiaccata da qualche chilo di troppo figlio della noia da lockdown del 2020, da una carenza di allenamento per l’anno in corso e dal menisco indebolito di un ginocchio: in ogni caso, ero sicuro di poterlo affrontare.
  • Sia per sicurezza personale e sia per avere una dualità di opinione, ho portato con me un parente molto più in forma di me, appassionato ed esperto di escursionismo montano, ma totalmente digiuno di prepping e sopravvivenza a livello tecnico, pur subendone il fascino a braccia aperte.

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Il primo compagno a cui avevo proposto l’esperimento non è sembrato molto entusiasta dell’idea.

Lo spostamento verso la BOL

Il mio socio avrebbe dovuto citofonarmi senza preavviso in un dato momento tra due giorni consecutivi selezionati, per simulare l’emergenza, ma in un orario che ci avrebbe consentito di sfruttare il più possibile la luce diurna ed evitare brutti incidenti legati al buio e alla neve in alta montagna.

Abbiamo preferito rimandare a un nuovo e futuro tentativo l’escursione notturna, possibilmente in stagione mite, qualora questa spedizione avesse avuto successo.

Non escludiamo nemmeno che in terza futura battuta si possa tentare la notturna invernale, con eventuale accampamento improvvisato, ma per ora ci è sembrato eccessivamente pericoloso in mancanza di un primo esperimento, che, come leggerai, si è compiuto con successo. Assumere un’atteggiamento prudenziale, in questi casi, è d’obbligo oltre che di buon senso.

Ciò pattuito, il bastard caro parente ha ben pensato di tirarmi giù dal letto alle 04:50 di mattina (lo so, magari tu che leggi fai l’operaio o l’infermiere, e sei abituato a ben peggio- e ammiro la tua fibra!).

Qui si è verificato il primo fallimento “tattico”: il rispetto della regola dei 3 minuti, perché preso dalla pigrizia della vicinanza agli “anta anni” ho preteso una sosta WC prima ancora di allacciarmi gli anfibi, oltre che di almeno 6 minuti a selezionare dal calendario i più adeguati santi da maledire. (Magra consolazione a pensare che per svegliarmi a quell’ora lui doveva essersi alzato almeno alle 03:30).

Corro a prendere la mia BOB così com’è allestita, senza sprecare un secondo ad adattarne i contenuti al viaggio previsto, e partiamo.

Contenuto della bug out bag

12 kg e mezzo di zaino, contenente tra l’altro due sacchi a pelo in foglio termico (compattissimi, più piccoli di una bibita in lattina, essenziali ma ovviamente molto scomodi), una tenda termica ultracompatta, un fornelletto a gas, e 7500 Kcal di alimenti: 5500 Kcal in soli 900 g arachidi sottovuoto, 400 Kcal in bustine di zucchero, 1000 Kcal in barrette proteiche e il resto in minestre in polvere. Leggi anche: Cibo da Bug Out Bag: come e cosa scegliere

La mia Bug out bag conteneva anche un potabilizzatore portatile, una borraccia e una tanica pieghevole da 5 litri, che per mia scelta sono sempre vuote al momento della partenza, poiché ho la fortuna di vivere in un’area estremamente ricca di torrenti e risorse idriche.

Immancabili, poi, ben 3 torce elettriche (Sofirn IF25A e Fulton MX-991/U, verso le quali nutro un feticismo quasi religioso, più una frontale economica rigorosamente alimentata a batterie 18650, e ovviamente alcune celle di riserva già cariche), un pannellino fotovoltaico pieghevole da 21W e un caricabatterie universale Liitokala.

Con questi ultimi ci tenevo a testarne l’efficacia sul campo e d’inverno: l’efficienza del pannello con cielo nuvoloso si attestava a malapena sul 10%, comunque sufficiente a fornire un minimo di ricarica. Nei pochi momenti di sole diretto, complice l’aria pulita dell’alta montagna, l’efficienza ha sfiorato il 90%. (nota: dati rilevati con amperometro, del quale non ho pensato di scattare una foto dimostrativa. Perdona la mia stanchezza!).

“Run BOB, run!” – Facile a dirsi, con 12 kg…

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La traversata

Non ti annoierò con la descrizione di tutta l’escursione verso la BOL, dell’orribilione e mezzo di bestemmie tirate per il freddo e la fatica dell’essere fuori allenamento, per la tentazione di scaricare peso abbandonando dei materiali, e per quei momenti in cui la fatica si trasforma in quell’annoiata frustrazione in cui ci si rende conto di essere troppo avanti per tornare indietro, e ancora troppo indietro per poter dire “ci siamo quasi”. Quest’ultima è stata la principale lezione appresa, o meglio confermata. A dirla tutta, nota a margine, nella Legione Straniera le marce di questo livello sono di ordinaria amministrazione e vengono completate in un’ora, ma parliamoci chiaro: noi siamo comuni mortali con una vita civile.

Infatti è una sindrome che mi colpisce quasi sempre anche durante lunghe escursioni turistiche estive, ed è una cosa da cui voglio davvero metterti in guardia: quando si parla di sopravvivenza, di bugging-in o bugging-out, la prima cosa di cui hai bisogno non sono né un coltello, né un fucile a pompa, né una cantina con scorte di pizza e whisky per 5 anni: ciò che ti serve sempre, comunque e ai massimi livelli è LA VOLONTÀ DI FARCELA.

Se ti demoralizzi, se ti arrendi, rischi di faticare il doppio e di ridurre la tua capacità di attenzione e di valutazione dei rischi. È proprio quando ti trascini per inerzia, o quando non ti rendi conto che è se molli andrà persino peggio, che poi si verificano gli incidenti brutti. E, preso alla lontana, questo ragionamento vale praticamente per tutto nella vita: lo sport, il lavoro, il matrimonio, la distillazione di grappa in cantin-

Durante le soste ci siamo regalati due rapidi pasti caldi che si sono rivelati davvero importanti per lo spirito!

La discesa verso la BOL

Nelle due ore e mezza di tratto in discesa verso la BOL, il mio ginocchio debole si è fatto sentire parecchio, nonostante le cautele di movimento, la fascia di rinforzo indossata e le bacchette da neve- Questo, purtroppo, è un brutto difetto fisico che l’allenamento non può colmare e su cui la chirurgia pone ahimè dei limiti.

Sarò chiaro: non abbiamo certo attraversato le Alpi. Alla fine si è trattata di una lunga escursione di 9 ore lorde (compresi il viaggio in auto e le frequenti pause), che ci ha consentito di arrivare alla BOL al limite del crepuscolo, su un percorso pianificato che per due terzi ci era noto grazie a mappe ed itinerari stampati, oltre alla conoscenza diretta dell’ambiente, perfettamente familiare, nell’ultimo tratto di strada.

I pericoli non sono mancati, ma erano assolutamente limitati e circoscritti alla massima cautela che si deve adottare quando si cammina nella neve: il rischio di scivolare, inciampare o cadere in una buca ricoperta. Tutte cose scontate per chi affronta l’escursionismo con maturità, ma che richiedono di non affrettare mai il passo e di non cedere alla disattenzione da stanchezza.

Riesci a individuare ed elencare almeno 5 pericoli nascosti in questa incantevole nevicata?

La permanenza nella Bug-Out Location

Siamo rimasti nella BOL per qualche giorno, per verificare la qualità della vita che sarebbe derivata in caso di soggiorno d’emergenza. Mezz’ora a piedi e saremmo potuti andare in paese a comprare del latte o del pane fresco, ma ci siamo imposti di vivere e mangiare esclusivamente con quello che avevamo a disposizione.

Ovviamente la dispensa era ben fornita, compresi due inesauribili maggiordomi di grandissima compagnia che si chiamano Jack e Daniels, oltre che di un eccellente tabacco da pipa inglese non commercializzato in Italia.

Per qualche giorno abbiamo vissuto nella frugalità di rincuoranti pasti caldi preparati con scatolame o alimenti secchi: zuppe, polenta, pastasciutta, preparazioni di carne in scatola, tonno, tè, caffè… e benedette siano le arachidi! Sono così ricche di proteine e grassi da togliere la fame e fornire i massimi livelli di calorie in rapporto al peso.

Ricordati: un solo pacchetto da 300 g di arachidi sottovuoto fornisce ben 1800 Kcal, sufficienti a coprire quasi completamente il fabbisogno giornaliero di un adulto. Vanno sicuramente integrate le vitamine e contengono una quantità eccessiva di sale (il quale può comunque essere lavato via). Ciò nonostante, in rapporto al loro peso, con 10 Kg di arachidi (33 pacchetti) puoi sfamare un adulto per 30 giorni. Oppure due adulti se ricorri al razionamento più rigido, estremo e demoralizzante… Fermo restando che rappresenterebbero una nutrizione decisamente sbilanciata.

L’importanza del morale

Nel nostro caso, spezzavamo i momenti morti tra i pasti con un pugno di arachidi a testa, tra una fumata, una partita a carte, a scacchi o a qualche attività all’aperto. Anche la piccola biblioteca, limitata a un paio di “mammut” della Newton-Compton e a qualche librogame (in particolare i Blood Sword, che possono essere giocati anche da 4 persone assieme!), hanno aiutato tantissimo.

Forse libri e giochi ti sembreranno capriccetti infantili, ma persino il grande John Wiseman, nel suo famosissimo manuale, sottolinea l’importanza del buonumore per mantenere la mente lucida e concentrata. E poi, i libri sono pure sempre fatti di carta…

L’abbondante scorta di legna e le due vecchie stufe presenti nella BOL non ci hanno mai fatto patire la temperatura esterna sottozero, se non per il tipico problema di isolamenti delle baite, che porta ad avere 40 gradi sul naso e 4 sui piedi.

Da qui in poi si è trattata quasi di una breve vacanza, forse perché l’esperimento era inquinato dalla tranquillità psicologica di poter tornare a casa quando volevamo. Tuttavia, nel complesso la permanenza nella BOL ha dimostrato la sua rustica adeguatezza a soggiorni d’emergenza prolungati.

Una baita in montagna, adeguatamente curata e allestita, può rivelarsi una BOL eccellente.

Osservazioni finali sull’equipaggiamento

Cose della BOB che si sono rivelate utilissime.

Thermos da 600 ml, torce elettriche, scaldamani a carboncini, barrette proteiche, bustine di zucchero, fornelletto a gas, accendini antivento, buste di pasta e fagioli liofilizzata… e la carta igienica!

Cose drammaticamente assenti nella BOB.

Guanti, scaldacollo, cuffia di lana, sottopiedi termici per anfibi, ghette. In realtà li avevo approntati nei giorni precedenti sapendo che l’uscita sarebbe avvenuta, ma questo è stato quasi barare. La BOB va modificata 2-3 volte l’anno in funzione delle stagioni stagioni e io non l’avevo fatto.

Cose inutilmente presenti nella BOB.

Per il tipo di evacuazione, prevista e testata, il volume di cibo poteva essere tranquillamente dimezzato. Questo anche a fronte di un’eventuale pernottamento improvvisato a metà strada. In realtà il 90% dei contenuti della BOB non è comunque servito. Tuttavia, si sarebbe rivelato vitale in caso di necessità (farmaci, primo soccorso, paracord, attrezzi multiuso, etc.)

Cose superflue nella BOB.

Paradossalmente, il pannello solare e il caricabatterie sono stati un ingombro inutile. Il motivo è che ne conservo gli stessi esemplari nella BOL, addirittura di formato più grande. Per chiunque altro potrebbero essere essenziali. E forse tre torce elettriche sono troppe, perché in montagna, come insegnano i saggi, ogni etto in più diventa un chilo!

A dirla tutta, nonostante il peso irrisorio, la bomboletta di spray al peperoncino era assolutamente inutile e certamente non pronta all’uso trovandosi in una tasca laterale. Però, non mi sento proprio di rimuoverlo dalla mia BOB. Non si sa mai, no?

Conclusioni

Poteva andare meglio? Sì, ma nessun esodo è mai agevole come una gita di ferragosto. La vera criticità è stata la relativa carenza di allenamento fisico, pur conservando la buona base derivante dal mio stile di vita.

Poteva andare peggio? Sì, e di molto, perché nonostante il gelo, la neve, la fatica e il ginocchio debole non c’è stato nessun incidente. E soprattutto, eravamo motivati a farcela.

In conclusione, non basta avere una BOB pronta e dimenticata nell’armadio: i suoi contenuti vanno adeguati e aggiornati. Non serve disporre di una BOL, se non puoi raggiungerla in fretta o in sicurezza.

Assicurati di sapere come raggiungere la tua BOL con certezza, magari in due possibili modi, persino se uno di questi è assolutamente meno preferibile dell’altro, e provali di persona con la scusa di fare un’uscita domenicale. Prova la tua BOB di persona, non limitarti a farle prendere la polvere!

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Foto di Francesco Paggiaro da Pexels

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