Prepping per SHTF: la logica premiante del perdono

Nota dell’autore: scrivo questo articolo dopo aver letto e apprezzato quanto scritto in Scenario SHTF: come fare se bussano alla tua porta pubblicato su Portalesopravvivenza.it lo scorso novembre.

Ritorniamo insieme, per un attimo, a quella situazione. È in corso uno scenario SHTF. Si è presentata alla nostra porta una persona conosciuta con la sua famiglia, un parente o un amico d’infanzia. Decidiamo di accoglierlo dopo aver constatato che ha voglia di aiutare e collaborare per la sopravvivenza.

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La possibile conflittualità: l’aspetto psicologico

Dopo aver rispettato tutte le regole di preparazione, ecco che si palesa l’aspetto psicologico, spesso sottovalutato: ora la convivenza potrebbe risultare difficile tra gli attori protagonisti per un possibile insorgere di conflittualità. Considerato che l’evento SHTF è un momento sicuramente non comune, in cui si cerca (e si deve) collaborare per raggiungere un fine comune, la conflittualità, potrebbe rappresentare un elemento disgregante.
Episodi, anche banali, scatenati da invidia, gelosia, eccessivo attaccamento a un bene/i, mancato rispetto della/e persona/e, stupida ironia o battute di scarso spirito e successo, eccessiva considerazione di sé, unitamente a scortesia, potrebbero infatti generare situazioni di forte tensione.

Un caso particolare: la tecnica della proiezione

Serve aggiungere che in alcuni dei casi sopracitati scatta la “tecnica della proiezione”. Di che cosa si tratta?
“È un trasferimento involontario del nostro comportamento inconscio sugli altri, in modo da farci credere che queste qualità in realtà appartengano ad altre persone. Quando siamo ansiosi riguardo alle nostre emozioni o ai lati inaccettabili della nostra personalità, per un meccanismo di difesa attribuiamo queste qualità agli oggetti e agli altri.” (Tratto da: La proiezione, che cos’è? Ciò che vediamo negli altri quanto ci appartiene?)

Ma veniamo agli esempi: “Lucia è proprio insopportabile è incredibilmente ansiosa!”, “Franco è sempre invidioso!”, “Luigi è scortese e arrogante!” queste sono tre frasi, tra le centinaia che possono essere pronunciate, in uno scenario SHTF che prevede una convivenza forzata. Spesso, anche se non in tutti i casi, chi pronuncia queste parole è lui stesso, incredibilmente ansioso e geloso, scortese e arrogante, solamente che imputa agli altri questa caratteristica.

La leadership, l’umiltà e la fiducia

Spetta al leader empatico e conoscitore dell’animo umano intervenire e spalmare balsamo curativo sulle ferite, provocate da queste tensioni, al fine di porre fine al conflitto. Entrano qui in gioco capacità che nel prepping spesso sono messe in secondo piano.

Come spesso accade, la preparazione è un’attività che si approccia inizialmente in maniera individuale o comunque a livello di una cerchia famigliare molto ristretta. Ricorda che abbiamo già avuto modo di conoscere questa “cerchia” nella nostra quotidianità prima dell’evento SHTF, ma potremmo non essere pronti a convivere con una “famiglia allargata” e sotto stress.

Se vogliamo assumere il ruolo di veri leader, dobbiamo avere la fiducia del gruppo. Non ergiamoci a primi della classe ma piuttosto adottiamo un atteggiamento fondamentale nella vita e negli eventi SHTF, l’umiltà. Un leader, per essere tale in una situazione d’emergenza, non deve essere mai improvvisato o calato dell’alto, ma possedere una buona esperienza in questo senso e avere capacità decisionali importanti.

Possiamo conquistare la fiducia del gruppo con le doti elencate nel paragrafo precedente: empatia, umiltà, capacità decisionali, … ma anche se sembra quasi scontato, riuscendo a sdrammatizzare e a creare quel pizzico di allegria che fa da collante tra i leader e membri del gruppo. Un vecchio adagio recitava: “Uniti si vince sempre”. Proprio così, il vecchio concetto del gruppo che opportunamente rivisitato e riproposto, porta secondo il proverbio citato alla vittoria e al raggiungimento degli obiettivi.

La logica premiante del perdono

Abbiamo parlato di balsamo curativo che può degnamente essere rappresentato dal perdono. In questa epoca storica sembra una parola caduta in disuso, ma la sua logica premiante si manifesta sempre una volta innescato il meccanismo, secondo la logica del “fai tu il primo passo”.

In caso di un evento SHTF, la tensione tra le persone potrebbe essere evidente. Tuttavia, utilizzare le parole pronunciate da qualcuno che di perdono ne sa decisamente più di noi, “Permesso, scusa, grazie!” potrebbe avere una funzione importante, ossia quella di disinnescare le bombe emotive scagliate dagli altri, ristabilire relazioni e far nascere un sincero sentimento di stima da parte del perdonato, nei confronti del perdonante.

La logica del perdono si manifesta anche con una percezione di pace interiore. Inoltre, a seguito di una emozione positiva, si ottiene una produzione di endorfine da parte del cervello. Si rinsalda il rapporto di fiducia tra chi deve condividere spazi, magari angusti e, scatta la voglia di fare progetti per migliorare la situazione di tutti i coinvolti.

Anche le energie che prima venivano impiegate nel dileggio, nella critica, nel giudizio pernicioso, nel provare invidia, gelosia e astio ecc. potranno essere utilizzate per costruire nuove relazioni. Prima, in modo impercettibile, poi manifesto, la speranza tornerà a squarciare con la sua luce la nebbia e le tenebre.

Il successo della nostra missione di persone impegnate in un evento SHTF dipende da molti fattori: io (indegnamente) ho provato ad elencarne uno. Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!

Permesso, scusa, grazie: tre nuove parole prepper 🙂

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Foto di cottonbro da Pexels

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