Miracolati, bare di piombo e minatori. La terza puntata di Chernobyl

Dopo lo spoiler della puntata precedente, vediamo i tre indomiti tecnici nucleari aggirarsi nei sotterranei allagati del reattore 4 immersi fino alle anche, rinchiusi in pesanti scafandri da sub. L’atmosfera è angosciante, il buio mitigato da piccole lampade ad incandescenza, i geiger ticchettano come mitragliatrici Maxim, e l’angoscia impregna i volti degli operatori. Le luci si spengono. Ma poi si riaccendono grazie alle dinamo e l’impresa riesce! Emergono dall’antro del reattore, e si festeggia.

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  1. Prima puntata – “1:23:45”
  2. Seconda puntata – “please, remain calm”

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Dov’eravamo rimasti

La “suicide squad” al lavoro.
Il nocciolo sta fondendo.
Non si sa ancora di preciso che diavolo sia successo.

Perché i tre tecnici di Chernobyl non muoiono per le radiazioni

Ok, tutto chiaro e tutto bello, ma: non dovevano sacrificarsi?
Non avrebbero dovuto essere praticamente morti, come del resto afferma anche Legasov nei suoi dialoghi con Shcherbina?
Invece no ed il perché può essere solo ipotizzato, ma con una buona dose di certezza. Andiamo con ordine.

  1. Il cemento armato. I tecnici stanno lavorando sotto il reattore. Il nucleo del reattore è schermato da una base imponente in cemento armato. Sopra la base il magma radioattivo del nucleo in fusione continua ad emettere radiazioni Gamma letali, ma sotto fortunatamente ne arrivavano poche, lo spessore li ha fortunatamente schermati.
  2. L’acqua. L’acqua fluita nelle camere sottostanti è sì fortemente contaminata ma per la sua stessa natura agisce da moderatore neutronico. La moderazione dei neutroni avviene principalmente tramite urti elastici trai neutroni incidenti ed i nuclei del materiale assorbitore. In parole povere i nuclei di una sostanza agiscono come gli ammortizzatori di un’automobile con i neutroni, assorbendo energia. Un buon moderatore deve massimizzare il flusso di neutroni termici in uscita, rallentando efficacemente i neutroni veloci in ingresso. L’acqua effettivamente ha un buon valore di moderazione implicita ma avendo anche un’alta sezione d’urto di cattura neutronica è un moderatore poco efficace.
    Tradotto per voi “babbani” è come se le sospensioni della vostra auto ci fossero, ma nella direzione sbagliata! Fortunatamente quel poco di assorbimento è risultato sufficiente, sia per la contaminazione non così alta, sia per il relativo basso tempo di esposizione.

Infine, piccola nota a margine, a differenza della serie mi auguro che la squadra sia stata decontaminata bene una volta uscita dall’antro del mostro.
Loro sono effettivamente salvi, ma chi ha assorbito dosi ampiamente letali, come da manuale sta morendo, e sta morendo male. Molto male.

Le prime vittime di Chenrobyl da radiazioni

La serie qui si comporta magistralmente.
Legasov nei suoi dialoghi effettua un’accurata descrizione delle manifestazioni fisiche degli effetti della sindrome da radiazione acuta, effetti che poi vedremo effettivamente manifestarsi, ora dopo ora sui corpi martoriati di Toptunov e Ignatenko. È importante dire che qui non abbiamo visto effetti sovrastimati o fiction scenica. Anzi. La verità è addirittura peggiore: immaginate ogni cellula del vostro corpo diventare improvvisamente ed alternativamente prima gonfia, poi rotta e poi morta. Il danno al DNA cellulare causato dalle radiazioni non permette la replicazione delle cellule che poco per volta muoiono. Nella vita normale verrebbero sostituite da nuove cellule, ma questa volta no. La decomposizione inizia, ma la vittima è cosciente e relativamente poco sedabile. Una morte atroce.

È importante dire che qui non abbiamo visto effetti sovrastimati o fiction scenica. Anzi. La verità è addirittura peggiore.

Rimane il discorso del “Stia Lontana da Lui!” e dalla effettiva pericolosità delle vittime. Quando un organismo vivente viene investito dalle radiazioni, fondamentalmente non diventa radioattivo. Le radiazioni arrivano, entrano, trapassano ed escono. Non si diventa una fonte emittente a meno che non si assorbano elementi radioattivi. Il derma alla fine è un buon schermo, è relativamente spesso, contiene acqua e grasso che possono servire a mitigare gli effetti delle particelle Alfa e, in forma minore, delle Beta oltre ad essere idrorepellente. In parole povere, se mi finisce addosso polvere radioattiva, una volta che mi sono lavato per bene e decontaminato, non diventerò una macchina per radiografie ambulante.

Il grosso problema è stata l’assoluta mancanza di dispositivi di protezione, in primis nei tecnici ma sopratutto nei vigili del fuoco che hanno respirato fumo contenente isotopi altamente radioattivi. Questi sono finiti nel sistema respiratorio, in quello digerente e nel circolatorio. Lo Iodio 131 ha il brutto vizio di sostituirsi allo iodio naturale presente all’interno della tiroide e continuare ad emettere radiazioni fino al naturale tempo di dimezzamento. Quindi, se mangi e respiri radionuclidi, non diventerai sicuramente fluorescente, ma puoi andare incontro ad esiti fatali o per lo meno ad emettere radiazioni verso chi ti sta intorno.

Il funerale delle vittime

Uno dei momenti più toccanti della puntata è proprio il funerale delle prime vittime.

Feretri di legno inseriti in contenitori piombati, seppelliti in una fossa comune. Tutto ricoperto di cemento. Tutto questo per evitare che i contaminati diventino contaminanti. Una curiosità, forse non saprete perché la moglie di Ignatenko assiste al funerale del marito con delle scarpe in mano. Il marito venne sepolto con indosso l’uniforme da cerimonia dei vigili del fuoco, ma i piedi erano così gonfi che non fu possibile mettergli le scarpe. Una scena straziante che rispecchia esattamente il vero funerale.

I minatori

Terminiamo la disamina dell’episodio con i personaggi più carismatici intervenuti fin ora. Chi sono? Perché loro e che cosa dovranno fare?
Ricapitoliamo.

Abbiamo un nocciolo di un reattore nucleare in fusione. Tonnellate di materiale radioattivo alla temperatura di migliaia di gradi che piano piano corroderanno il cemento, scioglieranno l’acciaio, entreranno nel terreno fino a raggiungere le falde acquifere inquinando uno dei fiumi più importanti della regione. Questo non può accadere, non deve accadere. Il magma va raffreddato, ma come? Utilizzando uno scambiatore di calore ad azoto liquido.

Questo scambiatore di calore ad azoto liquido deve essere piazzato direttamente sotto al nocciolo, in una camera sotterranea, con un accesso alla superficie per il montaggio. Il tunnel e la camera non potranno essere scavate con le macchine per evitare di compromettere la stabilità strutturale di un reattore nucleare esploso, quindi bisogna farlo a mano. Qui entrano in ballo i leggendari Minatori Russi.

L’Unione Sovietica, a dispetto delle centrali nucleari, era una superpotenza industriale particolarmente energivora e il grosso dell’energia richiesta dalle fabbriche (di acciaio e stalinio :D) per i carriarmati serie T derivava dal vecchio, brutto e sporco carbone.

Per questo motivo i minatori sovietici erano effettivamente tra le maestranze più competenti, esperte e leggendarie al mondo. L’epopea di Stakanov non era solo una leggenda.
Quindi servono tanti minatori, in fretta e che sappiano già cosa fare. Dove li prendi? Nel posto geologicamente più simile a Chernobyl: nelle miniere carbonifere in terreno sabbioso di Tula e del Donbas. Quanti? Almeno quattrocento ed in fretta. Testimoni affermano che nessun minatore sia mai stato minacciato con gli AK-74 da parte dell’MVD ma che, come sempre, si siano riversati in massa per compiere il loro dovere.

Scavarono, in solo sei settimane, un tunnel di 150 metri ed una camera sotterranea abbastanza grande per lo scambiatore di calore. All’interno del tunnel la temperatura era superiore ai 50°C e, come visto nella puntata ad un certo punto i minatori lavorarono veramente nudi, in reazione all’estrema temperatura.

Quante vittime tra i minatori a Chernobyl?

Ora veniamo come al solito alla fase dolente, i costi.
Quanti dei quattrocento, che parafrasando La spigolatrice di Sapri del Mercantini “eran giovani e forti”, son veramente morti? La statistica diceva che almeno uno su quattro era destinato ad una morte prematura.
Fortunatamente, buona parte della radiazione residua venne schermata dal terreno e i tempi di esposizione furono rispettati. Grazie a questo, le conseguenze dirette non furono così drammatiche quanto temuto, anche se stiamo sempre parlando di lavoratori che senza protezioni hanno vissuto in miniere respirando carbone e fumando pregiato tabaccaccio sovietico tra una vodka e l’altra. Quindi chi può dire tra quelli morti se l’effetto fu dovuto a Chenobyl e non alla vita durissima da minatore?

Con questo si chiude la puntata, con un Hurrah per i prodi tovarish minatori.

Piccolo spoiler

Il loro lavoro sarà alla fine inutile.
Lo scambiatore di calore non entrerà mai in funzione perché fortunatamente il nocciolo in fusione perderà poco per volta il calore residuo e non penetrerà il suolo (per il momento).

Nella quarta puntata vedremo come i dintorni della centrale saranno decontaminati e, forse, capiremo cosa diamine è successo in quella sala di controllo nella terribile notte dell’incidente.

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