L’altruismo non paga mai

Altruismo sopravvivenza non paga - Portale Sopravvivenza

L’obiettivo di questo articolo è smuovere alcune certezze che tutti quanti diamo abbastanza per scontato, cercando di riflettere realmente sull’argomento. L’articolo è volutamente “politicamente scorretto”, quindi se ti ritieni sensibile, evita di leggerlo.

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L’altruismo non paga in situazioni di emergenza

Premessa: per altruismo intendiamo il “dare aiuto” a persone esterne alla propria cerchia familiare. Non stiamo parlando di moglie e figli, ma ad esempio del vicino di casa o del passante.

La domanda è: siamo veramente sicuri che l’altruismo paghi, soprattutto in casi di emergenza? Siamo davvero sicuri che sia sempre meglio lavorare in team?
Queste due domande potrebbero avere una semplice risposta, buonista, politicamente corretta ma, a parere del tutto personale, penso che l’altruismo sia come il crimine ovvero non paga mai!

La domanda successiva è “perché?”
Per rispondere più facilmente, elenchiamo i pro ed i contro dell’essere altruisti in situazioni di emergenza:

I pro dell’altruismo

  • Maggior aiuto (due teste sono meglio di una, 4 mani meglio di due, maggiore forza lavoro etc);
  • Supporto psicologico  incoraggiamento reciproco;
  • Condivisione di conoscenze.

I contro dell’altruismo

  • Se il tuo “partner” non ha le competenze e le conoscenze ti rallenterà;
  • Se il tuo “partner” è schizzinoso avrai difficoltà a sostentarlo;
  • Se il tuo “partner” è demotivato ti sconforterà;
  • Maggiore dispendio di risorse (alimentari, etc…) se non si era premurato di raccoglierne prima dell’emergenza;
  • Se il “partner” non ha il tuo stesso passo ti rallenterà;
  • In un gruppo, le tue idee verranno messe ai voti e in molti casi, se non hanno la preparazione adeguata, il gruppo prenderà la decisione sbagliata;
  • Il “partner” potrebbe non essere collaborativo con te.

Insomma a tutti gli effetti sono più le possibilità che il tuo compagno o il gruppo possa rallentarti, indurti alla scelta sbagliata o perfino tradirti perseguendo comportamenti opportunistici.
Della “mia” pelle sono responsabile io; se possiedo le conoscenze e le capacità per cavarmela da me (o magari sono un cosiddetto prepper) quasi sicuramente potrei riuscire senza l’aiuto di nessuno.

Coscienza o istinto di sopravvivenza?

La controversia, a questo punto, è più di tipo etico-morale che pratica. La questione si riduce ad una semplice domanda: prevale la coscienza o l’istinto di sopravvivenza?

Questo dilemma l’abbiamo vissuto anche in Arctic (2018), diretto Joe Penna, in cui il protagonista (Mads Mikkelsen), disperso tra i ghiacci da mesi, ma sopravvissuto grazie alla sua preparazione e all’istinto di sopravvivenza, si trova a dover salvare un’altra persona, ferita gravemente in un incidente aereo mentre cercava di prestargli soccorso.
Per portarla in salvo, lontano dal suo rifugio, si rallenterà e rischierà più volte la sua vita. Puoi vederlo su Amazon Prime Video (attiva qui) grazie ad una prova gratuita di 30 giorni.

La domanda che ci siamo posti è lecita visto che si parla della nostra pelle. Saresti disposto a sacrificare mezzi, tempo, beni e fatica per un estraneo? Saresti realmente così altruista?
Saresti davvero una cattiva persona se non aiuto a tutti i costi il mio prossimo?

Sono certo di aver suscitato un vespaio, magari anche sdegno in alcuni di voi, con questo argomento davvero spinoso ma questa domanda sui PRO e CONTRO è necessaria per impostare la propria preparazione da soli o in “compagnia”.

La nostra vita appartiene solo a noi… e anche la vostra coscienza!

Qual è il tuo punto di vista? Raccontalo nei commenti e ricorda, è una provocazione che vuole spingere a riflettere profondamente su che comportamento adottare.

Articolo a cura di: Fallen Legend
Revisione a cura di: Alessandro Mastrandrea
Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay

10 commenti
  1. Dopo tutta la fatica che faccio per prepararmi al peggio, sentendomi anche dare del pazzo, col ca*** che condivido con il primo che passa tutti i miei sforzi…

  2. Beh, l’articolo è forse un po estremo pero non credo che negherei aiuto a qualcuno che incontro in difficoltà. Anche perche io stesso potrei trovarmi in situazioni di bisogno

  3. Da notare una cosa… Tu stesso nei PRO hai messo tutti dati certi, e nei CONTRO tutti o quasi dei SE… Già questo ti dovrebbe dimostrare che c’è una contraddizione in quello che dici.
    Ti do una dimostrazione meramente PRATICA e non etica. L’essere umano si è evoluto in qualche milione di anni grazie al fatto di essere un’animale da branco. E questo è una cosa dettata dalla CONVENIENZA e non dall’educazione buonista ricevuta. Anzi, se vuoi ci può anche stare che l’educazione buonista abbia radici antropologiche nella convenienza della cosa, più che il contrario.
    Sai statisticamente cosa succede a “Lupo Solitario” ??? che crepa e non se ne accorge manco nessuno.
    Posso essere d’accordo con te che Ghandi avrebbe avuto serie difficoltà in uno scenario SHTF (ma non ne sono certo) ma questo non vuol dire che bisogna diventare delle carogne da telefilm… E’ una visione molto limitata in estensione e durata. Sul lungo periodo vince sempre il branco. La natura ci ha fatto così…

    1. L’articolo è stato scritto duramente per volontà, per far soffermare le persone su questo aspetto. Il tuo punto di vista è lecito e, personalmente condivido che il branco alla lunga vince, ma ripeto che abbiamo estremizzato il concetto per spingere le persone a prendere seriamente coscienza dell’aspetto altruismo-egoismo.

      L’articolo è stato pensato per far polemica.
      In ogni caso, grazie per aver partecipato alla discussione 🙂

      Lo staff

  4. secondo me, si può aiutare ma stando sempre attenti a chi ci si trova davanti. Io, prima di tutto penso alla mia famiglia, poi se avanza posso pensare di aiutare chi può avere bisogno

  5. Siamo sicuri che chi difende “il branco” sotto sotto non sia insicuro delle proprie capacità e “cerca ancora mammina” per conforto?

  6. Perfettamente d’accordo.. considerando quanti deficienti ci sono al mondo faccio fatica a credere alla barzelletta del “aiuta gli altri per creare un gruppo omogeneo e forte” perché i deboli che remeranno contro sono troppi oggigiorno, credono tutti di sapere cosa sia meglio ma alla pratica si riesce solo a dimostrare il contrario….

  7. Dipende, alla fine sono sempre proteine…ahah, scherzo, effettivamente se uno ha la preparazione adatta, quasi sicuramente un partner non preparato è un peso per quanto abbia la capacità di adattarsi; nell’altro caso per molti sarebbe un supporto morale, anche solo avere compagnia e 2 braccia in più in caso di emergenza. Bisogna valutare le cose, io approfitterei volentieri dell’aiuto fin quando produttivo e sarei disposto a rallentare un po’ avendo questo sul piatto.

  8. Il “se” non si verra’ mai a sapere se non provando.

    Nel prendere una decisione in tal senso e’ utile, sulla base delle nostre conoscenze, stabilire delle regole precise e’ semplici a cui chi si aggiunge si deve adeguare, altrimenti fuori al fine di evitare ripercussioni sulle probabilita’ di soppravvivenza.

    Parte del processo e’ un piccolo questionario iniziale per determinare il livello di consocenza ; se la risposta e’ niente (in campo soppravvivenza), qualsiasi persona con un minimo di intelligenza capisce che adattarsi e prendere istruzioni da chi ne capisce di piu’ (indipendentemente dallo stato sociale o eta’) e’ la cosa piu’ intelligente da fare.

    D’altra parte l’accettare poche regole ma obbiettivamente necessarie e’ gia un buon segno di uno spirito aggregativo. Chi, in mancanza di conoscenze, obbietta; purtroppo non ha le basi mentali e intelletive per far parte di un gruppo in tali situazioni.

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