La vipera italiana: cosa fare se la incontriamo

Quando camminiamo in montagna non è raro imbatterci in animali selvatici, ma non tutti sono innocui. Sapere quali sono gli animali che possiamo osservare e invece quali è meglio evitare potrebbe scongiurare qualche brutta esperienza e non rovinarci il relax dell’escursione.
Tra questi rientra sicuramente la vipera italiana, l’unico serpente velenoso presente in Italia.

Scopriamo quindi come prevenirne il morso e come eventualmente affrontare un’emergenza provocata dall’attacco di questo animale.

Le specie di vipera presenti in Italia

La vipera è l’unico serpente velenoso in Italia. È presente in tutte le regioni tranne che in Sardegna. Sul suolo italiano, a seconda della zona in cui ci troviamo, potremmo incontrarne specie differenti.

Il tratto comune a tutte le vipere è quello di non attaccare: la vipera attaccherà solo se istigata o calpestata per sbaglio. Fa parte di un ecosistema che non deve essere danneggiato dai nostri comportamenti. Non stuzzicarla o ucciderla solo perché la loro presenza ti spaventa.

1. Vipera Aspis (o vipera comune)

La vipera comune predilige luoghi caldi e asciutti ed è diffusa sulle Alpi e sugli Appennini fino ad oltre 2500 metri di altitudine.

La sua testa è di forma triangolare e ben distinguibile dal resto del corpo. La colorazione varia dal nero, al beige, al rosso mattone e spesso possiamo notare disegni dorsali scuri molto evidenti. La sua lunghezza solitamente è inferiore a 80 cm e appena nata misura appena 20 cm.

Felix Reimann, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons

Le vipere comuni vivono solitamente in zone ben assolate non troppo distanti da fonti d’acqua e ricche di vegetazione come boscaglie, zone rocciose e pietraie. Tendono ad uscire allo scoperto nei momenti della giornata con temperature più fresche. Solitamente fuggono se sono disturbate: l’attacco è previsto solo in caso di difesa.
In estate passano la giornata al riparo dal sole ed è più facile osservarle la mattina o la sera, quando si espongono cercando di riscaldarsi. Durante la stagione primaverile e quella autunnale il rischio di un incontro è decisamente maggiore. A differenza del periodo più caldo dell’anno, si espongo al sole per un periodo di tempo maggiore, sono più lente e non sempre si allontanano spontaneamente.

2. Vipera Ammodytes (o vipera dal corno):

La vipera dal corno predilige zone aride, pendii e pietraie principalmente nel nord-est Italia. È facilmente riconoscibile grazie ad un piccolo corno presente sulla punta del muso.

Holger Krisp, CC BY 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by/3.0, via Wikimedia Commons

Di colorazione che varia dal marrone al grigio presenta sul dorso un disegno di colorazione scuro, simile ad una linea a zig-zag o ad una serie di rombi collegati tra loro. Raggiunge i 90 cm di lunghezza e in certi casi può superare anche il metro, mentre le neonate misurano circa 15-20 cm.

Normalmente si tratta di un animale timido e poco aggressivo, ma attenzione, il suo veleno è il più pericoloso per l’uomo tra tutte le specie presenti in Italia.

3. Vipera Berus (o marasso palustre):

È diffusa principalmente nel nord Italia in zone montuose e la si può trovare anche in acqua. La Vipera Berus è la specie più aggressiva tra quelle presenti in Italia e, se provocata, attacca facilmente.

Józef Kazimierz Sokołowski, CC BY-SA 2.5 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5, via Wikimedia Commons

4. Vipera Ursinii (o vipera dell’Orsini):

È presente principalmente nell’Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano, in particolare sul Gran Sasso. La sua dimensione è piuttosto ridotta. Si tratta della specie meno pericolosa tra quelle presenti in Italia.

5. Vipera Walser

Riconosciuta solo nell’ultimo decennio, era precedentemente considerata una Vipera Berus (o marasso palustre). Infatti solo l’analisi del DNA ha fatto luce sulla totale differenza di questi esemplari con gli altri tipi di vipera presenti in Italia. È considerata specie a rischio di estinzione.

La vipera walser vive tra i 1500 e i 2100 metri di quota, in poche vallate del nord-ovest italiano.

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Distinguere la vipera da altri serpenti non velenosi

  1. La testa è ricoperta da piccole scaglie è di forma triangolare vista dall’altro e più larga rispetto a quella dei serpenti non velenosi, che presentano scaglie più ampie e solitamente evidenti.
  2. La pupilla della vipera invece è verticale, a forma di fuso come quella dei gatti a differenza di altri serpenti che hanno le pupille circolari.
  3. La vipera possiede un corpo tozzo che termina con una coda breve e a punta. I serpenti non velenosi presentano una forma più allungata, con una diminuzione dello spessore del corpo visibilmente più graduale.
  4. Nel caso di un serpente non velenoso, sulla cute, potrete notare una fila di piccoli puntini tutti della stessa dimensione. Dovesse invece trattarsi di una vipera, saranno evidenti due punti rossi più grandi e evidenti a una distanza di circa 1 cm tra loro. Attenzione, potreste notare un solo punto rosso, in quel caso potrebbe trattarsi di una vipera che ha perso uno dei due denti veleniferi.

Il morso della vipera

Il morso della vipera e suoi effetti sono argomento di dibattito. Fortunatamente le credenze al riguardo non corrispondono alla realtà per quanto riguarda l’incidenza di casi di morte, ma esiste ancora una paura non proporzionale al reale pericolo rappresentato da questi rettili. Gli animali striscianti, insieme ai ragni, da sempre fanno un certo effetto sugli esseri umani.

I dati delle statistiche sono frammentati, in Italia negli ultimi dieci anni, ammonterebbero a 10 i decessi causati da serpenti velenosi. Se prendiamo in considerazione la totalità degli individui morsi e che a causa delle punture di vespe, api e calabroni avvengono una decina di decessi ogni anno il dato sui serpenti velenosi in Italia si dimostra effettivamente molto basso.

Sintomi dal morso della Vipera

I sintomi del morso di questo animali sono evidenti quasi subito. Intorno alla zona interessata noteremo fin dai primi minuti arrossamento, gonfiore, dolore, formicolio, cianosi (colorazione bluastra della pelle).

Questi primi segnali si espanderanno rapidamente verso il resto del corpo e dopo circa un’ora compariranno anche i primi effetti sistemici sull’organismo. Dolori muscolari, nausea, vomito (anche con sangue), diarrea, collasso cardiocircolatorio shock e perdita di coscienza ci faranno certamente percepire la gravità della situazione. A quel punto dovremo adoperarci con le prime operazioni di soccorso.

Primo soccorso dal morso della Vipera

Prima di proseguire voglio sfatare un mito comune, mai tentare di succhiare il sangue dalla ferita. È molto probabile infatti che il soccorritore stesso assuma a sua volta il veleno. Inoltre, è sempre bene seguire le principali norme di igiene sulla trasmissione delle malattie, pertanto, evitiamo il contatto con il sangue della vittima se ci troviamo a soccorrerla. A seguire parleremo brevemente di uno strumento apposito per tentare questa procedura: le pompette aspriraveleno.

A. Valutare il morso della vipera

La gravità del morso dipende da molti fattori: l’età della persona colpita (anziani e bambini sono i soggetti più sensibili), peso corporeo, condizioni generali di salute, sede e profondità del morso, quantità di veleno iniettato. La quantità di veleno mortale per un uomo adulto, in buono stato di salute, è circa il doppio della dose media iniettata con un morso.

Fermarsi e non agitare ulteriormente la vittima è una delle prime cose da fare. Fatela sdraiare e mantenetela più tranquilla possibile, così da facilitare tutte le manovre di primo soccorso. Resta da evitare nella maniera più assoluta qualsiasi tipo di movimento dell’infortunato, questo infatti non farebbe altro che velocizzare la circolazione del veleno nell’organismo.

B. Trattare il morso

Le prime operazioni da fare, in caso di morso da parte di una vipera, sono quella di lavare la ferita con acqua e sapone e disinfettarla con sostanze senza alcool, in quanto l’alcool aumenterebbe la tossicità del veleno. Se il morso è localizzato negli arti superiori è buona precauzione sfilare anelli e bracciali prima della comparsa del gonfiore.

Dovremo poi applicare un laccio emostatico, legato non troppo stretto ma tanto da lasciarci passare un dito, a circa 5-6 cm a monte della ferita. La maggior parte dei kit di primo soccorso che possiamo portare con noi durante un’escursione, ne contiene uno, ma integrarlo costa un solo euro. La funzione del laccio infatti è quella di fermare la circolazione linfatica che trasporta il veleno e non quella sanguigna. Se non hai un laccio emostatico, puoi usare del paracord o una cintura.
Leggi anche: Escursionismo in montagna: il kit d’emergenza

La parte interessata dopo alcuni minuti si sarà gonfiata ed è fondamentale ricordarsi di mettere un secondo laccio emostatico, più a monte del precedente, prima di togliere il primo laccio. Se non seguiamo questa semplice indicazione rischieremo di vanificare il nostro lavoro e anzi di peggiorare la situazione. Senza una nuova “barriera” il veleno entrerà in circolo facilmente e velocemente, senza lasciarci probabilmente la possibilità di rimediare.

È indispensabile trasportare la vittima del morso, ricordandosi che deve muoversi il meno possibile, presso il più vicino pronto soccorso. Meglio evitare l’uso del siero antiofidico onde evitare reazioni allergiche più gravi e difficili da gestire del morso della vipera stessa. Inoltre il siero delle essere conservato a certe temperature, fuori dalle quali può perdere la sua efficacia e diventare potenzialmente tossico.

Prima abbiamo accennato all’esistenza della pompetta aspiraveleno, questo dispositivo medicale si può acquistare sia su Amazon (a poco meno di 20€), sia in farmacia.

Pompetta aspiraveleno morso vipera e tafano
Può tornarti utile anche in caso di puntura di tafano.

Generalmente ha l’aspetto di una grossa siringa dove al capo, al posto dell’ago, troviamo una parte all’allargata da poggiare sul morso del serpente. Dall’altro lato vi è uno stantuffo che, tramite un meccanismo a vite o una molla, produce il vuoto riuscendo ad aspirare il sangue dai fori del morso in maniera indolore. Se abbiamo a disposizione una pompetta aspiraveleno è da utilizzare il prima possibile, aspirando alcuni millilitri di sangue dalla zona del morso della vipera.

C. Cosa evitare assolutamente

Non è consigliabile incidere la cute tra i fori dei denti veleniferi, meglio applicare del ghiaccio se disponibile. Per evitare pericolosi cali di pressione, l’infortunato può ingerire bevande eccitanti come the o caffè. Da evitare totalmente gli alcolici, infatti l’alcool è un vasodilatatore e questa caratteristica favorirebbe la circolazione del veleno nell’organismo della vittima.

L’escursione in sicurezza

L’abbigliamento da scegliere per diminuire la pericolosità di un morso è un aspetto facile da seguire. Indossare calzature alte o calzettoni spessi di lana potrà diminuire la quantità di veleno iniettata e le vipere più piccole difficilmente riusciranno a superare questi indumenti.

Facciamo particolare attenzione quando camminiamo su una pietraia e quando ci dissetiamo ad una fonte d’acqua. In ogni caso è utile avere un passo pesante e cadenzato, battendo l’erba e le pietre con un bastone o con i nostri bastoncini da passeggio. Le vipere non hanno un udito sviluppato ma sono invece sensibili alle vibrazioni e al movimento.

Prima di raccogliere qualsiasi cosa da terra assicuriamoci che non ci siano minacce, possiamo utilizzare un bastone per smuovere le pietre o l’erba nelle vicinanze. In ogni caso bisogna evitare di mettere le mani nelle fessure del terreno o sotto le rocce.

Infine, prima di sederci ispezioniamo accuratamente la zona che abbiamo scelto. Resta sconsigliabile appoggiarsi a tronchi ricoperte di foglie, su pagliai e fasci di legna.

Leggi anche:
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Come riconoscere le tracce degli animali
Escursionismo in montagna: il kit d’emergenza

FONTI:
guidedolomiti.com
nationalgeographic.it
Vipera Walser – NatGeo

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