La stufa a legna: come installarla e alimentarla

Baita in montagna, fuori la neve scende copiosa e la stufa a legna nell’angolo del piccolo salotto emana un calore avvolgente… Il fascino del fuoco che scoppietta e l’inebriante profumo di legna che si sprigiona, trasformano la casa in un piccolo rifugio caldo e confortante.

Un quadro idilliaco, ma la stufa è molto, molto di più e non dovrebbe assolutamente mancare se vogliamo essere veramente preparati a qualsiasi evenienza.

Scalda, Cucina, Asciuga… = Indispensabile!

In questo primo articolo vedremo i vari tipi di stufe e approfondiremo come installare e alimentare quelle a legna. Nel prossimo articolo ci dedicheremo alla cucina con la nostra stufa. Iscriviti al nostro canale Telegram per non perdere i prossimi aggiornamenti.

I vari tipi di stufe

Oggi in commercio esistono molti tipi di stufe, ognuna con i propri vantaggi e svantaggi. Sono usate soprattutto in case di campagna o di montagna, spesso come abbellimento, altre volte per sopperire ad un riscaldamento centralizzato insufficiente.

Prezzi e resa della stufa variano molto a seconda della grandezza, dell’efficienza termica e sì, anche dell’estetica.

Le stufe utilizzate esclusivamente per il riscaldamento sono di dimensioni contenute solitamente con rivestimenti accattivanti come ceramica, maiolica o pietra. Garantite per un risparmio energetico ed un’efficienza maggiore sono anche certificate per l’ambiente e sicure. Un modello nuovo sul mercato si può trovare da un minimo di 300 € per arrivare ad un massimo di quasi 2.000 €. Non proprio economico, ma è un investimento che porta molti vantaggi per un risparmio energetico nel lungo periodo.

Tralasciando le stufe a gas e quelle elettriche, efficienti sì, ma inutilizzabili durante un’emergenza, le stufe possono essere alimentate:

A PELLET: cilindri di segatura pressati
Vantaggi: resa molto buona – non sporcano – reperibili presso supermercati, distributori autorizzati, negozi del fai da te – facile stoccaggio – venduti solitamente in sacchi di facile trasporto. Sono programmabili e non necessitano di particolare manutenzione se non una pulizia giornaliera o poco più.
Svantaggi: una stufa a pellet non può essere convertita in una stufa a legna e questo potrebbe essere un problema qualora il pellet non possa essere facilmente reperibile, soprattutto in un periodo di emergenza. Sono strumenti che integrano elettronica, pertanto in caso di guasto durante un evento SHTF, sono difficilmente riparabili.

A CARBONE: combustibile fossile
Vantaggi: stufe a prezzi inferiori.
Svantaggi: troppi. Il carbone è nocivo sia per l’ambiente che per l’inalazione da parte delle persone. In un ambiente chiuso può essere altamente tossico – non sempre di facile reperimento.

Esistono anche stufe che utilizzano sia il carbone che la legna, ma occorre prevedere una pulizia del canale di scarico frequente.

A LEGNA: legna stagionata di alberi da fusto
Vantaggi: sprigiona energia pulita – meno pericolosa per i fumi all’interno delle abitazioni – facile reperimento del combustibile anche in situazioni di emergenza.
Svantaggi: tolta la fatica di “far legna” (se non acquistata già pronta), rispetto agli altri tipi con diversi combustibili gli svantaggi sono davvero pochi. Occorre solo fare molta attenzione durante l’installazione.

In questo articolo tratteremo più approfonditamente proprio quest’ultima tipologia.

Installazione di una stufa a legna

A. Dove installarla

Valutiamo innanzitutto la grandezza della stufa a seconda dei metri cubi da riscaldare. La posizione ideale sarebbe al centro della stanza, come i vecchi focolari di una volta, ma una buona stufa può riscaldare benissimo anche vicino ad una parete ed è decisamente meno ingombrante come posizione, soprattutto se ci dovessimo trovare a vivere in un ambiente ristretto per necessità e lo spazio diventa fondamentale.

B. Sicurezza

Il pavimento sul quale poggia la stufa deve essere rigorosamente ignifugo, meglio quindi prevedere pietra, ceramica, mattoni o cemento. Assolutamente no parquet e moquette.
Anche la parete di fondo deve essere a prova di fuoco. Il calore sprigionato è notevole e alcuni schizzi di tizzone potrebbero fuoriuscire durante il caricamento della legna.

Meglio valutare anche il peso. Solitamente le cucine a legna in ghisa sono belle, grosse e pesanti. È buona norma assicurarsi che i travetti sottostanti il pavimento possano reggere.

I fumi di scarico all’interno della casa possono rivelarsi letali per cui occorre massima attenzione nell’istallazione della canna fumaria di scarico. A seconda del tipo di stufa vanno installati tubi, meglio in ghisa, del diametro necessario per un buon tiraggio. Quasi mai il canale di fumo è compreso nell’acquisto della stufa, quindi farsi consigliare dal rivenditore o da un ottimo installatore è fondamentale (ndr: La regola empirica sul dimensionamento della canna fumaria delle stufe a legna impone di non usare tubi con diametro inferiore a 12cm). Diciamo questo a meno che non siate degli esperti, ma veramente esperti! Ne va infatti della salute di tutta la famiglia. In qualsiasi caso sarebbe utilissimo avere a disposizione un rilevatore di fumo, come suggerito nel nostro articolo Blackout: 10 consigli utili per sopravvivere senza elettricità.

È buona norma aprire sempre la valvola del tiraggio prima di inserire legna nello sportello, un pò di fumo uscirà sempre, ma decisamente meno e meno pericoloso.

Nella stanza dovrebbe, però, essere sempre presente una piccola apertura che da sull’esterno protetta da una grata per assicurare un minimo di ricambio di aria. Si può far installare da un esperto, ma anche qui il fai da te con le dovute accortezze è possibile, avendo cura di proteggere il foro dall’esterno con una grata per evitare il passaggio di ospiti indesiderati.

Un buon prepper inizia a prepararsi in una situazione “normale” ed è quindi bene informarsi per i permessi per lo scarico dei fumi, la certificazione della stufa e l’approvvigionamento della legna. Occorre anche dare uno sguardo ai regolamenti condominiali e alle prescrizioni di regioni e Comuni per l’installazione della canna fumaria. Nella maggior parte dei casi lo scarico dei fumi deve avvenire sopra il tetto e il comignolo deve avere un’altezza che superi i tetti delle case adiacenti. Esistono però casi in cui è stato concesso il permesso di installare il canale di scarico lungo la parete dell’edificio, risparmiando così tempo e denaro!

Come alimentare la nostra stufa

Ok abbiamo freddo e possiamo bruciare tutta la legna a disposizione, ma se vogliamo fare le cose per bene da buoni prepper meglio fare scorta di legna efficiente e non pericolosa.

Quale scegliere? Preferibile la legna di faggio, di acero, di betulla e altri tipi di albero che si possono trovare nei dintorni dei nostri territori.
Eccezionale la legna del Carpino Bianco, una Betulacea che cresce tranquillamente nelle nostre campagne fino a 1000 metri di altezza. Ha un legno molto compatto e pesante per cui la sua resa è altissima.

Meglio evitare se possibile:

  • Pioppo: brucia troppo velocemente e ha quindi una bassa resa;
  • Ciliegio: sprigiona poco calore;
  • Noce: ha un potere medio basso di calore;

In qualsiasi caso la legna dovrebbe essere sempre ben stagionata. Dai 18 ai 24 mesi di stagionatura garantiscono una riduzione dell’umidità interna della legna dal 75% al 15%.

Se possibile evitiamo di buttare dentro al fuoco carta cartone e legno trattato. Oltre a non avere una buona resa sporcherà tantissimo la stufa e il canale da fumo e possono sprigionare residui chimici niente affatto salutari. In generale, è bene evitare anche i legni ricchi di resina poiché sporcano eccessivamente la canna fumaria, vetrificandola.

Per oggi ci fermiamo qui: nel prossimo articolo parleremo delle stufe a legna per cucinare come una volta. Iscriviti al nostro canale Telegram per ricevere i nostri articoli direttamente sul tuo smartphone.

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Foto di Mohan Reddy Atalu da Pexels

8 commenti
  1. Credo che lo svantaggio maggiore della stufa a pellet sia l’eventuale assenza di correntezze elettrica, senza la quale non funziona.

  2. Concordo, la stufa a pellet ha bisogno di alimentazione elettrica, inoltre la fornitura dei pellet, in caso di “crisi” sarebbe certamente “in forse”. Va anche considerato che tali stufe hanno un pressostato di sicurezza che manda l’impianto in blocco se la pressione esterna (vento), supera quella della ventola, questo può facilmente essere fonte di indesiderati spegnimenti.
    Per quanto riguarda le stufe a legna il condotto di scarico migliore è, secondo la mia esperienza diretta, in inox, curve a 45° (poche!) e facilmente smontabile. Io lo pulisco ogni fine stagione con scovolo e acqua a pressione, ripasso infine con spazzola metallica, così da rimuovere ogni incrostazione. Ottimi combustibili sono anche il rovere e l’ulivo (almeno 2 anni di riposo al coperto).

    1. Grazie per le Vostre osservazioni. Come detto a Stefano, in commercio esitono stufe a pellet che non necessitano di corrente elettrica, ma concordo pienamente che la stufa a legna sia la migliore. La manutenzione e pulizia sono fondamentali per garantire sicurezza e massima efficienza. Grazie per i preziosi consigli Enrico, assolutamente da seguire!

  3. la soluzione della stufa a legna e un opzione sicuramente fattibile solo per pochi prepper che hanno le giuste possibilità (casa – spazio – linea di rifornimento – mezzi pesanti) per tutti gli altri e solo un opzione temporanea unita ad altre soluzioni per durare nel lungo periodo in attesa del ripristino della normalità – pregi e difetti in equal misura

  4. Grazie per il buon articolo.
    vorrei fare una precisazione sui tipi di legna “da evitare”. In realtà non sono da evitare, hanno un utilizzo specifico:
    Il pioppo, come la rubidia o il salice, che bruciano velocemente con basso rendimento, vanno bene per far bollire l’acqua, cucinare con fuoco alto, o scaldare velocemente la casa. Va bene addirittura il fico, che come legna è proprio scadente.
    Al contrario il ciliegio, susino, noce che sono molto compatti, vanno bene per mantenere il fuoco “in vivere”, ossia una brace per molte ore. quindi sono ottimi se ci si allontana per fare dei lavori fuori casa per varie ore, o durante la notte, per non doversi alzare per alimentare il fuoco. Vero, fanno poco calore per unità di tempo. Per questo durano a lungo.
    La legna è tutta buona per bruciare, se la si sa usare.
    Concordo infine sulle conifere o piante con molta resina. Sporcano molto, però , se sono abbondanti, si usano anche quelle. si pulisce la stufa una volta di più.

  5. Saggia precisazione Ste!
    Da avido consumatore di legna, e da boscaiolo dilettante, non solo concordo, ma aggiungo che alcuni legnami godono (o soffrono) di reputazioni piuttosto mal meritate.
    Il castagno, per esempio, è considerato tra le peggiori piante da bruciare. In realtà anche se non è ovviamente nobile come il faggio, si comporta decisamente meglio di robaccia come il tiglio. Una perla di saggezza rurale, riguardo al castagno, raccomanda di seguire la regola “TV B/N” (come a dire: “TV in bianco e nero”): TAGLIA VECCHIO, BRUCIA NUOVO, che significherebbe di tagliarlo in luna vecchia se si vuole usarlo per fare assi, travi o falegnameria, o tagliarlo in luna nuova se lo si vorrà bruciare.
    Lungi da me dare valore scientifico al folklore, ma potrebbe esserci un fondo di verità essendomi capitati dei castagni che a bruciare erano duri come la pietra, e altri semplicemente ottimi. La forte presenza di tannino lo rende più fuligginoso, ma nel complesso lo reputo un valido legname di seconda scelta.

    A proposito del tiglio: secondo me è persino peggio del salice. Il salice almeno avvampa e scalda subito, mentre il tiglio è ancora più poroso: una volta secco, diventa leggero come cartone, lascia pochissima brace e se non alimentato continuamente si spegne davvero in fretta.
    Ciò detto, a me poco importa: taglio quel che posso, mischio tutto e via a scaldar casa!

    1. Esatto Michele.
      Si fa con quel che si ha. Poi nelle campagne, almeno dove sono io, nel basso lombardo, vi sono ancora i “rivali” lungo i fossi, con alberi un tempo deputati proprio alla produzione di legna. Ed infatti dai rivali che ho vicino casa prendo soprattutto rubidia, salice, olmo, qualche quercia. E noci. qua purtroppo castagni non ne abbiamo, ma mi fido dell’esperienza popolare.
      Ecco, se qualcuno vuole un albero sia da frutta che da legna, suggerisco il ciliegio ed il susino, che sono molto vigorosi, ed ogni due anni la potatura non si fa con la cesoia, ma con la motosega.
      Grazie Michele per il bel commento

  6. Grazie a tutti per i preziosi contributi…da buoni prepper condividere idee, conoscenze ed esperienze è fondamentale.
    Michele, anch’io credo che nella saggezza rurale ci sia sempre un fondo di verità…d’altronde in un ambiente contadino il rapporto che si crea con la natura è molto stretto e la natura insegna…tanto!
    Buon Anno a tutti e mi raccomando…”sempre sul pezzo, prepper”!!!

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