Kit di sopravvivenza: meglio accendino o fiammiferi?

Fiammiferi o accendini in un kit di sopravvivenza

Oggi parliamo di un argomento ozioso, pigramente dibattuto ma davvero essenziale: meglio accendini o fiammiferi per un kit di sopravvivenza?
Sarò breve: la risposta corretta è E-N-T-R-A-M-B-I.
Fine articolo, ciao, alla prossima!

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Prepping o sopravvivenza?

Ma prima di analizzare i pro e i contro, alcuni ovvi e altri meno, devi innanzitutto distinguere tra prepping e sopravvivenza.

Nel primo caso vorrai sicuramente fare una scorta importante di entrambi: accendini e fiammiferi costano cifre irrisorie, e con pochi euro puoi facilmente riempirci una scatola da scarpe… che tra l’altro è una cosa sbagliata e pericolosa! Anche se non si tratta di esplosivi, evita di conservarli tutti assieme nello stesso luogo: se prendessero fuoco per una qualsiasi causa interna o esterna, rischieresti un incontrollabile aggravamento del pericolo di incendio, in aggiunta all’immediata perdita dell’intera scorta.

Tornando alla domanda di sopra, se stiamo parlando di prepping, forse è da paranoici mettere da parte 100 o 1000 accendini o pacchetti di fiammiferi, anche se potrebbero rivelarsi ottima merce di scambio nel caso degli scenari più tetri e disperati. Un totale combinato di qualche dozzina rientra sempre nel campo della “poca spesa e tanta resa”.

È vero però che è troppo miope ossessionarsi con le sole tecniche di accensione primitive, come l’uso di lenti o lo sfregamento di legnetti e pietre focaie: viviamo nel 21° secolo, e se ti trovi ad avere bisogno di un fuoco e non hai i mezzi per accenderlo, vergognati per non esserti preparato prima.

Che si tratti di escursione, campeggio o evacuazione, valuta sempre di portare con te due diversi mezzi di accensione nel tuo kit. Accendino e fiammiferi sono sempre la combinazione ideale.

Accendini nel kit di sopravvivenza: cosa sapere

Tradizionali, economici e universalmente reperibili, i modelli di dimensione standard possono erogare circa 60-61 minuti di fiamma (misurata personalmente con un usa e getta, raffreddato ogni 30 secondi), e la loro pietra focaia sopporta circa 3000 sfregamenti di accensione. È meglio acquistare i modelli a fiamma regolabile, per meglio sfruttarla al chiuso o all’aperto, e ovviamente preferire quelli trasparenti che ti consentono di tenere d’occhio la carica residua.

Tips: come hackerare un accendino con fiamma regolabile. Sin da bambino, da bravo teppista dell'oratorio, trasformavo gli accendini in lanciafiamme stupefacenti. Più seriamente, vuoi aumentare la fiamma di un accendino regolabile? Sposta la levetta di regolazione sul massimo, poi, smonta delicatamente lo scudo metallico da cui scaturisce il fuoco, così da poter accedere alla levetta. Ora staccala sollevandola, e reinseriscila  in posizione più arretrata: così facendo, quello che prima era il "massimo" adesso sarà il "medio" o il "minimo"! Non esagerare con questo trucco, perché una fiammata di 15 cm consuma più in fretta il gas, ed è ovviamente più pericolosa.

Non mi sento di consigliare gli accendini ricaricabili per un kit di sopravvivenza: risparmieresti qualche centesimo di gas per rischiare di trovarti senza più pietra focaia. E persino i modelli ad accensione piezoelettrica (quelli senza scintilla) alla lunga si rompono. Oltretutto, la presenza della valvola per la ricarica è un punto debole aggiuntivo per eventuali perdite.

Ancora più degni di nota sono gli accendini antivento, dalla fiamma bluastra e quasi invisibile. Il loro funzionamento si basa su una maggiore aspirazione dell’ossigeno nell’aria, e su una maggiore pressione del gas. Il loro principale limite è la minore durata della fiamma.

Accendino antivento nel kit di sopravvivenza

Tutti gli accendini a gas soffrono dello stesso problema: quando fa freddo, già sotto i 5°C, il gas fatica a espandersi e la fiamma si indebolisce, fino alla totale incapacità di accensione. D’autunno e d’inverno, soprattutto in montagna, diventano praticamente inutili.

Esistono anche degli accendini a batteria, che funzionano a surriscaldamento o ad arco elettrico: meglio evitarli. Vanno bene per accendere le sigarette e basta. Li ho testati e sono pessimi per accendere quasi tutto ciò che è solido, e molto scomodi persino per i liquidi infiammabili.

E gli accendini a benzina?

Gli accendini a benzina (come il leggendario Zippo o i suoi mille cloni) sarebbero una soluzione migliore, perché producono una fiamma più robusta, antivento e antipioggia, ma si prosciugano inevitabilmente anche se non li utilizzi, e vanno ricaricati puntualmente ogni 5-10 giorni: più l’ambiente è caldo, e più in fretta si seccano! Esistono vari trucchetti per prolungarne di molto la durata, ma si tratta sempre di ritardare l’inevitabile.
Nota a margine, noto una qualità costruttiva migliore negli Zippo originali rispetto alle repliche cinesi, sia in tema di robustezza che di tenuta della carica.

Il più semplice escamotage per prolungare la durata della carica consiste nel dare due giri stretti di nastro al teflon attorno alla linea di chiusura, proteggendola a sua volta con un anello elastico ottenuto da una camera d’aria o da un giro stretto di nastro isolante. Purtroppo, data la fragilità del teflon questa soluzione va a perdersi dopo due o tre aperture del coperchio.
Esistono anche delle guarnizioni anti-evaporazione da applicare sotto il serbatoio, a posto del normale feltrino. Le ho provate e in stagione fredda riescono quasi a raddoppiare la durata della carica! In un mio test ho goduto di ben 21 giorni esatti di mantenimento, accendendolo 2-3 volte al giorno.

In ogni caso, non potrai mai pretendere che la carica di uno Zippo arrivi a durare per mesi a riposo, laddove gli accendini a gas possono sopportare anni interi! Data l’utilità del suo combustibile specifico, potrebbe valere la pena di conservarne un flacone in una BOB, ma può essere una scelta troppo ingombrante per un mini kit di sopravvivenza.

Un piccolo altro vantaggio dello Zippo è la capacità di “digerire” altri combustibili liquidi altamente volatili: in emergenza lo smacchiatore Avio o la semplice benzina funzionano abbastanza bene, sebbene il primo tenda a divampare troppo e a prosciugarsi ancora più in fretta, mentre la benzina ovviamente puzza davvero tanto sia allo stato liquido e sia coi fumi di combustione.

Se usi uno Zippo, ricordati sempre di nascondere 1-2 pietre focaie di riserva nel fondo! Puoi addirittura recuperarle gratuitamente smontando i normali accendini a gas scarichi: è facile, prova a fare pratica! Di solito queste saranno ancora al 50-70% della loro lunghezza originale.

Pietra focaia per Zippo - Kit d'emergenza
Pietre focaie di riserva per Zippo

E la miccia? Nella mia personale esperienza, non ho mai dovuto cambiarne una. Si usura un poco soltanto durante gli ultimissimi secondi di vita della carica, quando la fiamma si affievolisce, e se necessario basta tirarne fuori 3-4 mm con una pinzetta, dai ben 10 cm di sua lunghezza interna. Possiedo personalmente uno Zippo che dal 1990 non ha mai necessitato di un cambio miccia.

I fiammiferi nei kit di sopravvivenza

Nonostante i loro limiti più ovvi, tra cui il rischio di rottura e l’essere monouso, sono comunque insostituibili per diversi motivi:

  • puoi custodirne qualcuno per le emergenze praticamente ovunque, persino dentro le torce elettriche;
  • non soffrono le altitudini o le basse temperature;
  • si uniscono all’esca stessa quando accendi un fuoco, contribuendo alla fiamma iniziale.

Purtroppo, a causa di normative particolarmente (e legittimamente!) stringenti in tema di salute e sicurezza, oggi si trovano in commercio quasi esclusivamente i cosiddetti “fiammiferi di sicurezza”, o “fiammiferi svedesi”. Questi NON contengono zolfo (tossico) né fosforo bianco (particolarmente instabile). La miscela di accensione è a base di potassio e fosforo rosso, ed è separata e suddivisa tra la capocchia e la superficie ruvida della propria confezione: ecco perché non riuscirai mai ad accenderli contro un muro o un sasso! Questo è un bel problema se ne prospetti l’uso in un kit di sopravvivenza.

In realtà, con un po’ di fatica ed opportuni test è ancora possibile trovare dei fiammiferi universali (gli anglofoni li chiamano strike anywhere matches), a base di zolfo o di fosforo. Sono preziosissimi per un kit di sopravvivenza, ma ricordati che possono accendersi molto più facilmente e accidentalmente, persino sfregando tra di loro, e che vanno conservati con molta più attenzione!

Esistono anche i fiammiferi storm / antivento, la cui generosa vampa di accensione non teme né vento né pioggia… E nemmeno una rapida immersione totale in acqua!

Fiammiferi antivento impermeabili

Ho anche provato i fiammiferi a benzina. Per usarli, devi riempire la tanichetta di benzina (comune o tipo Zippo), intingere l’asticella con stoppino, e sfregarla sulla striscia di magnesio, ottenendo una fiamma abbastanza robusta e antivento. Questi attrezzini tengono la carica molto più a lungo degli accendini a benzina, ma lasciatelo dire: vale la pena di complicarti la vita così tanto? Personalmente non mi hanno convinto molto. Oltre tutto se perdi o rompi l’asticella di accensione, le cose potrebbero mettersi davvero male. Le stesse recensioni Amazon di questo genere di prodotto non sono mai molto esaltanti.

Impermeabilizzare i fiammiferi

Per impermeabilizzare qualsiasi fiammifero, è sufficiente impregnarli nella cera di paraffina. Ti basta recuperare un blocco di paraffina da una merceria, o un paio di candele bianche, e sbriciolarli in un pentolino. Sciogliendoli a fiamma bassissima, e spegnendo immediatamente il fuoco appena la massa accenna a fumare, puoi intingerli con una pinzetta e lasciarli asciugare in piedi.
Non solo! Questa procedura raddoppia anche la durata di accensione dei fiammiferi stessi!

Custodiscili in un contenitore rigido di dimensione adeguata alla loro lunghezza, per ridurre al massimo le vibrazioni e gli sfregamenti. Meglio ancora se ammortizzi le teste con un pezzo di cotone idrofilo, il quale è anche un’utile esca di accensione.

Se proprio non riesci a recuperare dei fiammiferi universali e ti tocca ripiegare sugli svedesi, aggiungi anche la striscia ruvida di accensione al kit, girata in modo da non fare contatto con le teste!

Ricordati che a lungo andare i fiammiferi scadono (soprattutto quelli a base di zolfo), e la miscela di accensione si impigrisce o si sgretola. Controllali almeno una volta l’anno e sostituiscili se necessario. L’umidità ambientale è il loro primo nemico. In compenso mi è capitato di usare senza problemi fiammiferi vecchi di DECENNI ma ben conservati.

Certi tipi di carta vetrata a grana fine riescono ad accendere i fiammiferi svedesi: fai delle prove, e quando trovi quella giusta usala per fabbricare delle strisce d’accensione di riserva. Per evitare di romperli, accendili tenendo un dito il più vicino possibile alla testa o, meglio ancora, direttamente sopra.
Fai sempre un po’ di pratica!

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Foto di Justin da Pexels

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