Come leggere l’etichetta dei cibi: l’identikit alimentare

imparare a leggere l'etichetta

Analizzando gli aspetti legati al mondo dell’agroalimentare, sono stato colpito da quanto ignoriamo sulla composizione dei generi alimentari che acquistiamo e consumiamo. Quanti di noi sanno davvero leggere l’etichetta dei cibi che comprano?

Siamo in molti a non saper da dove iniziare. Per questo spopolano molte “frodi” di cui noi ignoriamo completamente l’esistenza, associate anche ad una disinformazione che le varie aziende perpetrano con strategie di marketing non etico.

Con questa serie di articoli, cercherò di illustrare quanto personalmente ho appreso durante la mia formazione universitaria, condividendo alcuni accorgimenti per farti acquistare prodotti in maniera consapevole. Partiamo con una breve analisi dell’etichetta.

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Leggere l’etichetta, questa sconosciuta

L’etichettatura è il principale strumento che dovresti leggere ed analizzare, poiché proprio grazie a questa puoi accedere ad una serie di informazioni che permettono la comprensione approfondita del prodotto. Senza scendere nel dettaglio legale di ciò che deve essere presente e ciò che può essere omesso, vorrei soffermarmi su alcune caratteristiche.  

A. Lo stabilimento di produzione

Dal 2014, con la nuova normativa europea, non sarà più obbligatorio indicare nel dettaglio lo stabilimento di produzione lasciando posto ad un più generico “prodotto in UE”.
Questa non deve essere una discriminante circa la qualità del prodotto, ma è bene considerare l’eventualità che il nostro prodotto preferito possa esser stato prodotto in un qualsiasi stato UE, quali Romania, Polonia, ecc…

È doveroso anche ricordare che molte volte, è indicato solo il luogo di provenienza e non di origine. Quello che può sembrare un sinonimo nasconde molte insidie. Ad esempio il luogo di provenienza è diverso dal luogo di origine poiché un prodotto d’origine tedesca che ha subito una modifica sostanziale nel processo produttivo, ad esempio in Italia, potrà fregiarsi del famoso titolo di “Made in Italy“.  

B. La composizione del prodotto

Alcuni campanelli d’allarme circa la qualità del prodotto possono essere intuiti dagli ingredienti che vedrai quando ti troverai a leggere l’etichetta. Alcuni esempi pratici possono esser molto più esplicativi che lunghe ed articolate spiegazioni.

  • Aromi. Se indicata la dicitura generica “aromi” si tratta di aromi sintetici, quindi riprodotti con metodi chimici; mentre per gli aromi estratti naturalmente viene specificata la dicitura “aromi naturali”;
  • Additivi e altre sostanze. I famosi E150c (Caramello ammoniacale) o E200 (acido sorbico) sono tutti additivi chimici che “aggiustano” i gusti e la percezione di questi al nostro palato. Per farti un’idea di cosa si parla, rimando a questo link;
  • Grassi saturi: è opportuno tenere sotto controllo la quantità presente nei prodotti di questi grassi poiché non sono benefici al nostro organismo. Al contrari, i grassi insaturi concorrono a diminuire la presenza di radicali liberi nel sangue: l’olio extra-vergine d’oliva rientra in questa categoria. Molte creme spalmabili sono ricche di grassi saturi poiché aiutano a rendere fluido un composto che altrimenti sarebbe compatto (il cacao).

Qualche piccolo consiglio per l’acquisto

  • Compra prodotti italiani poiché, spesso, all’estero seppur le normative siano comunitarie, sono meno stringenti di quelle nostrane che risultano essere molto più rigorose e dettagliate;
  • Evita prodotti con troppi additivi e aromi, è indice che il prodotto non è naturalmente buono ma che per renderlo commerciabile è stato necessario modificarne profondamente la composizione;
  • Informati circa le materie prime utilizzate per la produzione dei cibi. Ciò che ingerisci va ad alimentare il tuo corpo e deve essere di qualità, anche quando si tratta di comporre le tue scorte alimentari (vedi anche: Guida pratica alle scorte alimentari);
  • Anche se pare assurdo, prediligi sia i prodotti freschi di giornata e in alternativa i surgelati poiché questi ultimi mantengono un elevato tasso di nutrienti rispetto agli alimenti seppur freschi ma di “qualche giorno”.

 Spero di esser stato utile con questo breve articolo e mi sento di consigliare a tutti coloro che possono autoprodursi, ove possibile, ciò che si mangia perché solo così possiamo essere sicuri di quello che ingeriamo. Nonostante possa essere dispendioso in termini economici e di tempo, l’alimentazione è un pilastro fondamentale per una buona salute non solo fisica ma anche mentale.  

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