Gravidanza e parto in pandemia: l’esperienza di una Mamma Prepper

Gravidanza e parto in pandemia - L'esperienza di una mamma prepper

Sono mamma di due bambini. Il primo nato nel 2017 con una gravidanza tranquilla in un tempo dove non c’era nulla che dava segnali di possibili “crolli” socio-umanitari. Il secondo, invece, è nato poco prima che venisse dichiarato lo stato d’emergenza mentre, con esso, le nostre vite venivano messe in “pausa”. In questo articolo ti racconterò la mia seconda esperienza e di come mi sono preparata per il termine gravidanza e il parto in pandemia.

(Vuoi ricevere gli articoli di Portale Sopravvivenza in anteprima sul tuo smartphone? Iscriviti al nostro canale Telegram.)

La mia esperienza durante la pandemia

Posso raccontarvi di due gravidanze completamente diverse. Di due post-parto completamente diversi. Ho un confronto che, a oggi, ringrazio me stessa di essere una mamma a cui piace avere le cose sotto controllo ed essere preparata, almeno un minimo, a qualsiasi evenienza.

Se la prima gravidanza sono stata poco accorta (mea culpa che mi sono seduta sugli allori), la seconda è stato tutto l’opposto. Sapete quel sesto senso da mamma che vi fa percepire le cose prima? Specialmente quando si tratta di una possibile minaccia, di un pericolo imminente che non solo può colpire voi, ma soprattutto i vostri figli che sono la nostra ragione di esistere? Ecco. Mi si è acceso letteralmente il campanello d’allarme.

Immaginate la faccia di mio marito che continuavo a ripetergli che qualcosa stava per succedere, un rumore di fondo impossibile da ignorare e che, forse, sarebbe stato bene prepararsi in anticipo. Al massimo, se non fosse accaduto nulla, ci saremmo trovati con tutto già pronto dopo e più niente fatica da fare! E non è poco con un bambino appena nato!

Valutare lo stato della gravidanza

Nella seconda gravidanza sono stata più fortunata. Durante la prima avevo sofferto di diabete gestazionale e ciò mi ha obbligata ad avere sempre con me le kwikpen di insulina da iniettarmi ad ogni pasto. Nella seconda, fortunatamente l’ho scampato. Oltre a questo possibile problema, la mia gravidanza non era stata valutata a rischio. Indice di massa corporea nella norma, incremento del peso nei limiti stabiliti, pressione e battiti cardiaci stabili. Chiaro che a queste condizioni ci si può preoccupare di se stesse “un pò di meno”.

Una gravidanza a rischio porta necessariamente più controlli, una possibilità maggiore di dover assumere specifici farmaci e questo, a livello organizzativo, può essere davvero un casino dato che, spesso, le ASL danno specifiche indicazioni a riguardo e farmaci contati.

Parto in pandemia: come prepararsi

La parte più spaventosa era l’avvicinarsi del parto mentre già ai notiziari annunciavano dello scoppio del virus in Cina e la possibilità che lo stesso potesse propagarsi nel resto del mondo. Le immagini date in tv della popolazione cinese che cadeva letteralmente per terra come le pedine degli scacchi faceva davvero spavento aggiungendosi alla conferma di quel sentore che mi aveva attanagliato fino a quel momento.

(Vuoi ricevere gli articoli di Portale Sopravvivenza in anteprima sul tuo smartphone? Iscriviti al nostro canale Telegram.)

Le prime domande che mi sono frullate in testa, che possono apparire catastrofiche ma, ad oggi con il senno di poi, non lo sono state poi così tanto. Ma se questo virus arriva in Italia, il nostro sistema sanitario è pronto a gestirlo? Se non si trova una cura in fretta, almeno per controllarne i sintomi, quanto è alto il rischio di morire? E il personale presente negli ospedali basta per gestire, oltre a quelli inerenti al Covid, anche gli “altri”?

Non ho bisogno, credo, di dare delle risposte siccome abbiamo visto con i nostri occhi com’è andato a svilupparsi il tutto.

La preoccupazione maggiore, però, che mi ha lasciata letteralmente in ansia per giorni è stata l’idea che, in una possibile MIA emergenza, ci fosse anche solo la minima possibilità che nessuna ambulanza fosse disponibile per venirmi a prendere e trasportare in sicurezza al punto nascita prestabilito. La conseguenza sarebbe stata rischiare di finire a partorire in casa con mio marito in pieno panico e nessun tipo di assistenza (come abbiamo potuto poi constatare di operatori sanitari che hanno fatto partorire donne al telefono nell’attesa del loro arrivo).

Tutti questi pensieri mi hanno semplicemente fatto scattare la molla in testa: dovevo prepararmi e dovevo farlo al meglio per essere pronta anche all’evenienza più tragica.

Primo passo: valigia per il parto + kit parto d’emergenza

Una delle tappe finali per ogni donna in gravidanza è la preparazione della valigia per il parto da tenere a portata di mano o nel baule della macchina quando si avvicina la scadenza. Personalmente, per una mia certa tranquillità, ho iniziato a prepararla poco dopo l’inizio del quarto mese, superato il trimestre di rischio aborto spontaneo.

Oltre ad aver inserito indumenti e oggetti indicati nella lista consegnata dal Punto nascita scelto (che sono reperibili anche online), ho deciso di aggiungere una seconda borsa da tenere sempre insieme alla valigia. In questa seconda borsa ho deciso di inserire tutto il necessario per affrontare un eventuale parto d’emergenza tra le mure domestiche, così ho acquistato un kit con tutti gli strumenti necessari per affrontare al meglio questa situazione.

Il kit in questione è composto da 25 pezzi, strumenti necessari soprattutto alla nascita del neonato dove, l’avvio della respirazione, è di fondamentale importanza perché sopravviva. In più ho aggiunto asciugamani grandi, ulteriori garze sterili, teli assorbenti e una coperta isotermica.

Secondo passo: l’occorrente per il neonato

Il passo successivo che ho deciso di compiere è stato preparare tutto l’occorrente per il neonato:

  • abbigliamento adeguato;
  • pannolini;
  • medicinali essenziali (sia per il neonato che per me);
  • latte in formula.

A. Abbigliamento

Per quanto riguarda l’abbigliamento sono stata fortunata e con un gran risparmio di soldi: recuperando gli indumenti del figlio più grande e, addirittura, capi di quando mio marito e i suoi fratelli erano piccoli (conservati meticolosamente dalla suocera) non ho dovuto praticamente preoccuparmi di rimanere senza qualcosa. Estate e inverno avevo tutto ciò che mi serviva. L’unica cosa che mi sono adoperata di comprare per scorta sono i body che, dato l’utilizzo costante, hanno una forte usura.

B. Pannolini

I pannolini sono essenziali. Rimanere senza sarebbe una vera tragedia e, come ho constatato di persona nelle mie zone, è una di quelle cose ad essere andate esaurite poco dopo l’inizio del lockdown proprio perché, la paura di rimanere senza neanche uno, accomuna tutte le mamme. Quindi mi sono adoperata di fare un’ordine al mese su Amazon in maniera che, alla nascita, ne avrei avuto una bella scorta che mi avrebbe coperto qualche mese. Sono arrivata ad ordinarne 5 scatole che ho impilato nell’armadio con un totale di quasi 700 pannolini!

C. Medicinali

Per i medicinali semplicemente ho comprato qualche scatola di Tachipirina 1000 e di Buscopan. Uniche cose concesse in gravidanza e, successivamente, in allattamento. In aggiunta, ho deciso di acquistare anche qualche scatola di integratori alimentari galattagoghi (per un supporto alla produzione di latte materno) e integratori vitaminici indispensabili per il recupero in post-parto. Per il neonato mi sono premunita di Tachipirina in gocce a basso dosaggio (apposta per l’età pediatrica).

D. Latte in formula

Per finire, ben avessi deciso di allattare al seno anche il secondo figlio, siccome la produzione di latte può essere fortemente compromessa se la madre si ritrova in situazioni di forte stress, ho deciso di comprare una scatola di latte in formula. Hanno una scadenza media a 10 mesi e mi sarebbe servito proprio in caso di estrema emergenza. Se fossi stata senza latte per colpa di uno shock emotivo che mi avrebbe momentaneamente arrestato l’allattamento, avrei comunque potuto continuare a sfamare mio figlio.

(Vuoi ricevere gli articoli di Portale Sopravvivenza in anteprima sul tuo smartphone? Iscriviti al nostro canale Telegram.)

L’arrivo del COVID-19 in Italia.

Al 31 gennaio Emergenza Sanitaria Nazionale. Mi mancava ancora una settimana. Quando i primi casi sono stati accertati in Italia e il primo ministro ha dichiarato lo stato di Emergenza Sanitaria Nazionale, ricordo che cadde un silenzio pesantissimo tra me, mio marito e mia madre.
Lei era arrivata quattro giorni prima dalla Spagna per aiutarmi una volta che avessi partorito.

Ci guardammo negli occhi e tornammo semplicemente a guardare la TV non sapendo cosa fare. La preoccupazione ha cominciato a pesare sempre con più violenza, ma continuavo a ripetermi che dovevo rimanere calma perché ne andava della mia salute e di quella di mio figlio.

Non è stato per niente facile. Lo ammetto. Un virus sconosciuto e apparentemente inarrestabile stava cominciando a fare morti negli altri paesi. Nessuno sembrava in grado di dire nulla a riguardo, tranne che fosse altamente contagioso e si trasferiva da uomo a uomo e non più, ed esclusivamente, da animale a uomo.

Solo il pensiero che la vita dei miei figli fosse in pericolo mi ha fatto quasi impazzire. Quell’istinto di conservazione della specie insito in ogni madre che, almeno personalmente, mi avrebbe spinto ad essere disposta a sacrificare la mia esistenza pur di salvare i miei bambini di fronte a qualsiasi cosa.

Fare mente locale

Ho fatto un profondo respiro e mi sono guardata attorno. Ho dimenticato la TV per un pò ed ho cominciato a fare mente locale ripassando ogni singolo punto di cosa potesse servirmi. Il fatto che ogni punto che elencavo avesse una risposta positiva (perché era stata preparata e pronta ad essere utilizzata in caso di necessità), mi dava un senso di sicurezza sempre maggiore che, lentamente, mi ha permesso di riprendere il controllo e di calmarmi sapendo che sarei stata pronta a qualsiasi eventualità si fosse presentata.

Mancavano solo le scorte alimentari. Le dispense e i freezer erano abbastanza pieni ma, per evenienza, ho preferito mandare mio marito a fare un giro al supermercato il giorno seguente con lista alla mano.
Un buon rifornimento completo di tutto, soprattutto di acqua, che completava il cerchio della mia tranquillità e quella della mia famiglia che, in quel momento, potevo dire con cuor sereno che fosse al sicuro come ogni mamma prepper vorrebbe.

Post-parto e Lockdown

Arrivata al punto nascita con le mie gambe per un controllo dopo qualche contrazione preparatoria, A un’ora dall’arrivo si avvia il travaglio e tutto procede per il meglio. Il parto va bene. Gli ospedali si trovavano ancora in uno status piuttosto tranquillo benché erano allertati per l’emergenza. Nessuna procedura particolare o restrizione di qualche tipo. Nessuna mascherina o distanziamento sociale concedendomi quell’intimo momento ancora in una normalità che ricordavo dalla prima gravidanza.

Così anche il rientro a casa: tranquillo, il bambino in perfetta salute e io stanca e dolorante ma felice. Rientrare però tra le mure domestiche mi ha riportato alla realtà emergenziale che avevo lasciato temporaneamente fuori dall’ospedale. Ora che avevo quella piccola creatura tra le braccia, completamente dipendente da me, con un allattamento ancora da avviare del tutto e il rischio di morte in culla (SIDS). L’incisione della SIDS ha un’altissima percentuale soprattutto nei primi tre mesi di vita che si aggiungeva al resto dei problemi.

Era appena iniziato un periodo duro. Mia madre è riuscita, appena in tempo, a tornare in Spagna pochi giorni prima che imponessero il lockdown, rischiando di rimanere forzatamente qua. Era il periodo in cui si registravano già i primi disservizi nei trasporti pubblici. Periodo che diventa ancora più duro con la reclusione forzata in casa, ma noi riusciamo a cavarcela piuttosto bene.

Tutto ciò che ci serviva lo avevamo a portata di mano in casa. La tranquillità delle mura domestiche mi ha permesso di dedicarmi completamente al bambino. Mio marito nel frattempo si preoccupava di tenere impegnato il più grande: fortunatamente abbiamo il cortile con tanto di mucchio di sabbia quindi non si è annoiato.

Tempi per riflettere e migliorarsi

I tre mesi di lockdown sono stati momenti di paura e di incertezza. Abbiamo evitato qualsiasi contatto, rimanendo nella tranquillità e nell’intimità famigliare. Ci siamo concentrati al massimo e approfittando di essere tutti a casa per goderci ogni singolo momento dei nostri figli. Per il pediatra ci siamo limitati a sentirlo per telefono, siccome il bambino stava bene e l’incremento di peso evidente lo certificava.

Noi abbiamo avuto modo di parlare, di approfondire e confrontarsi sui più svariati argomenti e, soprattutto, su quello che riguardava la preparazione. Come constatato, si è rivelato indispensabile dato che ora ce ne stavamo tranquilli seduti sul divano a ridere e a chiacchierare.

Ne abbiamo approfittato e siamo riusciti a tirare fuori qualcosa di buono da quel periodo non facile. Ne siamo usciti migliori e con ancora più convinzione che la preparazione è tutto e una mamma o un papà preparati possono tutto per la propria famiglia!

Leggi anche:
Baby Emergency Kit: 10 articoli da avere
Pandemia influenzale: kit di sopravvivenza
Prepararsi nel 2021: le crisi più probabili
Per seguire Morgana su Instagram: mamma.prepper

Foto di freestocks.org da Pexels

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.