Geopolitica dell’insicurezza

Nel mese di novembre sono stato contattato da Piero Boldrini, esperto di geopolitica, migrazioni e terrorismo, autore del libro “Geopolitica dell’insicurezza: fuzzy logic, leadership e ruolo del capo”.

Vorrei spendere due parole su questo scritto che Piero ci ha gentilmente inviato in redazione dopo averci conosciuto: un libro senza colore politico, una lettura estremamente agile e veloce, con diversi concetti che possono trovare applicazione nel prepping e sui quali si ritroveranno i veterani del tema.

Il fulcro centrale del libro, come apprendiamo dal titolo, è il tema dell’insicurezza legato alla geopolitica. È diviso in tre capitoli, ognuno dei quali offre una panoramica su diversi aspetti che – per chi condivide la mia personale visione del prepping – dovrebbero essere centrali nella strategia di preparazione: le crisi globali, la fuzzy logic e il ruolo del leader. 

I contenuti

Come dicevo prima, per chi ha approcciato il prepping già da tempo, probabilmente il primo capitolo non sarà una novità: riscaldamento globale e cambiamento climatico, eventi estremi, crisi alimentare, scarsità di risorse… Insomma, un elenco corposo degli eventi più spaventosi e reali di cui un prepper avrà già sentito parlare e che già considera come cause scatenanti di scenari per i quali prepararsi.

Tutto questo è osservato e interpretato da Piero Boldrini da un punto di vista geopolitico che offre spiegazioni e ragioni concrete dietro eventi talvolta marginali ma che delineano un quadro d’azione più grande.

La fuzzy logic

Credo che il vero fulcro del libro, però, sia racchiuso nel secondo capitolo che tratta – sinteticamente, per questioni di tempo – un tema a me sconosciuto prima di questa lettura ma che ho subito condiviso: la fuzzy logic. Di che cosa si tratta? Letteralmente significa «logica sfumata» o «logica sfocata» ed è un tipo di logica polivalente, cioè che, a differenza di quella classica (aristotelica o booleana), è in grado di trattare contesti ambigui, imprecisi, non esattamente definiti.

Ti faccio un esempio. Immagina di dover valutare la temperatura di un ambiente: 0° C è freddo, 30° è caldo. Come definiresti una temperatura di 26°? Con la logica booleana non potresti affermare che “fa caldo” perché 26 è diverso da 30. Al contempo è ben lontana dagli 0° e affermare che è fredda (perché non è calda) sarebbe dire una bugia. Quindi? La fuzzy logic ci permette proprio di definire questi valori intermedi. In sostanza è l’applicazione scientifica della “scala di grigi”. Potremmo quindi dire, per fare un esempio, che 26° è una temperatura alta con congruenza parziale dell’90%.

Come dicevo, non conoscevo la definizione di questa logica, eppure l’ho trovata così familiare, così attuale e concreta. È la stessa logica che applichiamo (o dovremmo applicare) per valutare situazioni complesse e scegliere come agire. L’ho trovata particolarmente aderente al prepping che, per sua natura, non può trovare riscontro nelle logiche stringenti di cui sopra.

Quanta gente ha messo in dubbio il tuo giudizio o le motivazioni che ti spingono a prendere in considerazione determinati scenari? Personalmente, ne ho trovate a decine, ma solo perché le premesse erano sbagliate.

Tentare di spiegare concetti sfumati, sfuocati con delle chiavi di lettura nette (vero/falso, bianco/nero, 0/1, si/no) è pressoché impossibile. Cambiando queste chiavi di lettura non solo diventa più semplice spiegarlo e comprenderlo, ma anche condividerlo. Senza tralasciare il fatto che la fuzzy logic può tornarci utile nella valutazione degli scenari al quale prepararci.

Uno scambio di parole con Piero Boldrini

Senza addentrarmi ulteriormente nello scritto, concludo con una breve intervista fatta a Piero e ringraziandolo inoltre per avermi fatto scoprire nuovi punti di vista e offerto chiavi di lettura diverse con le quali osservare e decifrare l’ambiente che ci circonda.

A: Ciao Piero, grazie per il libro, è sempre utile acquisire nuove conoscenze. Vorrei chiederti, come potrebbe tornare utile il tuo libro, o in generale il tema della Fuzzy Logic ad un prepper?

P: Il mio libro può tornare utile al prepper in erba o anche a quello più esperto. Nel primo capitolo, riassume in modo semplice e comprensibile a tutti, le problematiche e le sfide che abbiamo davanti, in tema ad es. di acqua, risorse, demografia, petrolio, debito pubblico ecc. Nel terzo capitolo si parla di leadership e in situazioni di emergenza, un prepper può anche essere chiamato a diventare leader. 

Il tema della fuzzy logic è più complesso e richiede un tempo di studio importante, ma può essere uno strumento per prendere delle decisioni, ovviamente non nell’immediato, come può accadere a un prepper che si trova a dover affrontare una situazione di pericolo o calamità.

A: Esistono dei modelli standard, dei canvas, da applicare alle problematiche per individuare le varie strategie d’azione? 

P: Non esistono particolari  modelli standard o canvas da applicare alle problematiche, per individuare le varie strategie d’azione. Esiste però un software, come indicato nel libro che richiede un minimo d’esercizio e pratica, ma può aiutare (vedi: https://fuzzytech.com/). All’interno del sito, con una chiave grafica davvero basic, si possono trovare, in inglese, altre informazioni. Consiglio anche di fare una ricerca su YouTube in tema di fuzzy logic.

A: Come sei venuto a conoscenza dell’ambiente prepper? 

P: In realtà l’ho conosciuto quando il termine non era ancora nel parlato comune: a 5 anni quando mio nonno paterno, insieme ai suoi amici e amiche, mi ha insegnato a coltivare l’orto per avere verdura e frutta fresche. Oppure quando mia nonna mi ha spiegato come allevare e curare gli animali da cortile. Ancora quando i miei genitori e sempre i nonni, mi hanno insegnato cosa fare, visto che vivevamo vicino al principale fiume d’Italia, in caso di alluvione, ma anche come pescare o nuotare nel Po o nelle lanche formate dallo stesso. Ci spiegavano anche nozioni di pronto soccorso e protezione civile.

In passato si era in grado di sopravvivere in molti contesti, perché venivano trasmesse di generazione in generazione, conoscenze “da prepper”. Con questo non voglio dire di essere un buon prepper, ho ancora molte cose da imparare, anzi quasi tutte! Negli anni successivi ho conosciuto, con soddisfazione, il fenomeno su internet.

A: Quali insegnamenti potrebbero essere utili ai prepper rispetto la tua esperienza nei Balcani negli anni ’90? 

P: Ho preso parte più volte, come civile, a missioni umanitarie nei Balcani in Bosnia, Serbia, Croazia ecc. mentre erano in guerra. Servono umiltà, soglia dell’attenzione molto elevata, senso dell’orientamento e nervi saldi, anche quando le ore di sonno sono poche. Bisogna saper rinunciare ai comfort della vita moderna e riuscire a trovare il modo di sorridere o ridere, quando possibile, perché aiuta a ricaricarti. (Ndr: l’aspetto psicologico e le cosiddette soft skills sono spesso tralasciate nella preparazione, lasciando più spazio a preparazione fisica o manuale).

Anche in contesti terribili qualcosa di buffo accade sempre. Penso a una mia amica che dopo giorni di scarsa igiene, aveva i suoi lunghi capelli lerci! Nella città di Sarajevo in Bosnia, sotto i bombardamenti, è riuscita a far aprire un parrucchiere che aveva il negozio semi distrutto da una granata per farsi lavare la sua incolta e bella chioma! Eh, la forza delle donne! 

Servono inoltre buone capacità tecniche: dalla purificazione dell’acqua (negli anni ’90 avevamo solo l’Amuchina) alle relazioni con le varie milizie. Quando si arrivava ad un Check-point militare – e nei Balcani erano ovunque – non dovevi fare movimenti bruschi che sarebbero potuti essere fatali.

Buone doti relazionali e un pizzico di empatia erano fondamentali per spiegare con calma chi eri, dove andavi e soprattutto perché. Un po’ di cortesia, il parlare una lingua straniera o l’aver imparato per sommi capi quella locale, mi ha evitato tanti problemi!! Infine, quando sparavano – magari nella tua direzione – avere un pizzico di fede in Dio non ha guastato.

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