Armi da fuoco, prepping e sopravvivenza

Forse ho già indovinato cosa starai pensando: “e figuriamoci se dei prepper non finivano a menarla con l’importanza di tenere un fucile a pompa in casa, giusto nel caso arrivi l’apocalisse zombie, l’invasione aliena o la società degeneri nel cannibalismo come in Mad Max”.

Beh, ti dirò che se l’hai pensato sono contento, perché sono proprio questi stereotipi negativi che voglio sfatare oggi, a costo di addentrarmi in un ginepraio di contraddizioni morali e in un vespaio di critiche.

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Armi e prepping: due litigiosi compagni di letto

Questo abbinamento lo diamo stranamente per scontato a causa dell’immagine prettamente americana che abbiamo del prepping. Per questo, ringraziamo il caro e vecchio “Doomsday preppers- gli apocalittici”, o i personaggi caricaturali come il leggendario Burt Gummer del film Tremors.

Questi due esempi cuciono addosso ai prepper un abito mediatico assolutamente falsato, distorto e distolto da altri aspetti molto più importanti della realtà, costruendo una figura caricaturale utile all’intrattenimento televisivo e basta.

Lo stereotipo del prepper “armato e pericoloso” è tanto falso e negativo quanto quello dei giocatori di softair politicamente estremisti, dei metallari satanisti, dei meridionali fannulloni o dei politici che si impegnano a fare qualcosa di buono. Non dico che non ci siano, ma capisci il ragionamento?

Impara l’arte e mettila da parte

Col titolo di questa sezione ti ho appena spoilerato la contraddizione in cui voglio cadere: per un prepper, essere armato o saper maneggiare le armi da fuoco non è importante, ma può essere utile.

Evvaiiii, eccolo che cerca con mezze parole di infinocchiarmi con la mentalità da far west!”, starai pensando adesso.

No. Lo sai quanto è importante, per un prepper, saper maneggiare un fucile con perizia e sicurezza, saper colpire una lattina a 100 passi, saper fabbricare in casa delle cartucce da caccia?

Ecco la grande rivelazione: è importante esattamente quanto saper preparare l’impasto del pane, saper cambiare un copertone bucato, avviare un’auto in panne coi cavi per la batteria, sapere in che mese seminare i pomodori, saper sgravare una vacca incinta agevolandone il parto… Questo perché per un prepper tutto è importante.

Il prepper non ha fame di serpenti scuoiati vivi e mangiati crudi: il prepper ha fame di conoscenza, perché vuole cadere sempre in piedi. Com’è che dicevo poco fa? Impara l’arte e mettila da parte.

Sì ma le armi ammazzano la gente, mentre il pane le nutre!”

No, i fucili non ammazzano nessuno se non c’è un cretino che gli coccola il grilletto. Giuro! Mai visto, nella mia carriera, un fucile uscire dall’armadio blindato, caricarsi da solo e sputare fuoco. E sì, nemmeno il pane ammazza nessuno… Finché qualche idiota non lo impasta con la candeggina.

È questione di priorità

Bisogna fare però autocritica: lo sai quanto è probabile che si verifichi uno scenario apocalittico e selvaggio tipo un WROL o TEOTWAWKI? Poco, pochissimo, ed è inutile nascondersi dietro alla scusa che “domani potrebbe succedere”. Certo che potrebbe, ma nel frattempo potrebbero succedere quattro alluvioni, tre attentati, due incendi e un’epidemia globale.

Per chi ha sposato il prepping e crede che le armi siano la risposta a tutto è ora di prenderne atto: è troppo ingenuo prepararsi a uno scenario estremamente improbabile soltanto perché ci sembra il più avventuroso o affascinante. Non siamo in un film.

Nemmeno durante il periodo 1943-1945 in Italia si verificò lo sbando totale della società, perché rimaneva comunque in vigore una rigida legge marziale, fosse essa italo-tedesca o anglo-americana: razionamenti di cibo, coprifuoco, obblighi e divieti.

Era la guerra civile e i prefetti ordinarono la completa confisca delle armi da fuoco rimaste nelle case dei civili, salvo dimostrare l’assoluta necessità di andare a caccia o essere ritenuti moralmente idonei a conservare una doppietta.

Ma se le cose andassero davvero a rotoli?

Se un domani le cose andassero davvero a rotoli, lo sai che fine farebbe il tuo arsenale privato di carabine AK ed M4, di Glock e Beretta, acquistate con tanto sforzo economico, e ovviamente denunciate alle autorità? Sarebbero subito poste sotto sequestro per tutelare l’ordine pubblico e prevenire ulteriori furti, violenze o disordini.

Le autorità di pubblica sicurezza tengono ovviamente traccia delle armi da fuoco detenute dai privati e possono provvedere al sequestro di massa in qualsiasi momento.

È eclatante e scandalosa la vicenda giudiziaria che dal 2014 affligge tutti gli (ex) detentori di fucili di precisione Zastava M76, sequestrate in massa e senza compensazione economica su tutto il territorio a causa di un difetto di fabbricazione, senza alcuna colpa dei proprietari.

Di fatto, la detenzione di armi ai fini del prepping è una chimera, una mezza illusione di sicurezza, che può farti sprecare migliaia di euro, i quali avrebbero potuto essere investiti in una BOL o altre risorse.

Ma quindi avere il porto d’armi del tutto inutile?

No, come ho già detto prima, impara l’arte e mettila da parte. Tuttavia, se vuoi approcciarti al prepping in maniera corretta devi valutare le priorità. E sicuramente, creare un arsenale non è tra le prime.

Prima dei botti è superfondamentale imparare a maneggiare in sicurezza le armi da fuoco. È come guidare: nessuno ti obbliga a comprarti un’automobile, ma se lo fai devi imparare a condurla.

Saper sparare e maneggiare armi può essere utile anche solo per darti un maggior senso di sicurezza psicologica, azzerare la paura del mostro nell’armadio e sviluppare competenze che in uno scenario improbabilissimo e poco prioritario potrebbero rivelarsi utilissime: la caccia e/o la manutenzione per conto di altre persone.

Sulla tanto chiacchierata legittima difesa, parleremo in futuro.

Nei prossimi articoli, ti spiegherò quali diverse licenze di porto d’armi esistono in Italia, come si possono ottenere, e i doveri e le responsabilità civili e penali che derivano, insieme ad alcuni elementi di rilevanza tecnica.

Foto di Anna Shvets da Pexels

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