4 modi per riscaldare una Bug Out Location

Modi per riscaldare una bug out location - Prepping - Portale sopravvivenza

Abitando ai piedi delle Alpi, uno dei problemi fondamentali che mi trovo ad affrontare è il riscaldamento. In generale, una buona metà della popolazione italiana si trova a dover fronteggiare il problema del freddo per circa un semestre l’anno.
Fortunatamente, abbondiamo di soluzioni che ci permettono di risolvere facilmente il problema delle basse temperature: molti hanno i termosifoni in casa, riscaldamento a gas, altri possiedono stufe a pellet o a legna. Ttuttavia, è un dato di fatto che, la maggior parte di noi ha scambiato l’indipendenza energetica a favore della comodità.
In questo articolo vorrei affrontare, quindi, il problema del riscaldamento per la nostra casa o Bug-out Location. Se non sai di cosa si tratta, leggi l’ABC del prepping.

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E se domani, le forniture di gas finissero?

Per ovvie ragioni quasi nessuno nelle città accumula legna per l’inverno o acquista il carbone per far mantenere vivo il focolare.
Questo problema non viene mai affrontato come si deve, poiché non è una cosa che sin ora ci ha toccato da vicino, ma bisogna sapere che la maggior parte del gas che utilizziamo per cucinare e riscaldarci proviene dalla Russia. Possibili destabilizzazioni dei rapporti internazionali potrebbero quindi ripercuotersi sulla situazione energetica italiana.

Credit ISPI: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/italia-la-dipendenza-energetica-dalla-russia-e-la-partita-europea-24556

L’Italia importa dalla Russia più del 44% di gas, dunque, una chiusura dei rubinetti per motivi politici esterni potrebbe provocare un grave problema per l’approvvigionamento della nostra penisola. Nel breve termine, il nostro stato possiede delle scorte cuscinetto per poter sopperire a cali di importazione, ma in uno scenario limite, il problema esiste.

4 Modi per riscaldare una Bug Out Location

Alternative al gas

Per ovviare ai problemi, l’unica soluzione è diventare indipendenti dal punto di vista energetico. Questo diventa difficile se non si innesca anche un cambiamento di stile di vita. Per esempio, installare dei pannelli fotovoltaici e al contempo ridurre l’uso di elettrodomestici e concentrarli nel periodo di massima esposizione solare.
Concentrandoci sul problema “riscaldamento”, che si può estendere anche alla produzione dei energia, abbiamo diverse alternative, due che contemplano la combustione, e due che invece che sfruttano il sole:
– le stufe a pellet e a legna;
– pannelli solari e fotovoltaici.

Metodi a combustione: stufa a pellet e a legna

In uno scenario senza l’approvvigionamento di gas, la scelta tra stufa a pellet e a legna può sembrare semplice, ma non è affatto così. La stufa a pellet necessita di un avvio elettrico, serve una pulizia settimanale ed, integrando parti elettroniche, è passibile di guasto.
Gli aspetti positivi sono l’estrema semplicità, l’autonomia (si accende e si spegne da sola) e il basso costo del pellet (certo, per ora). Inoltre il pellet si può sempre creare in autonomia con scarti vari di tipo vegetale. In alcune zone del sud Italia si crea il nocciolino, creato con gli scarti della lavorazione delle olive.

La stufa a legna è decisamente più costosa in termini assoluti perché bisogna considerare che la legna bisogna “farla” e quest’azione porta via tempo e fatica. Inoltre, il consumo giornaliero di legna è superiore rispetto alla stufa a pellet.
Fatto sta che gli aspetti negativi sono inferiori a quelli positivi:

  • sicuramente più reperibile in caso di SHTF, soprattutto se la tua BOL è in montagna;
  • funziona sempre, in tutti gli scenari (no parti elettroniche);
  • è possibile utilizzarla anche come forno, fornello o per arrostire;
  • non necessita di alcun tipo di manutenzione, salvo la pulizia della canna fumaria ogni anno.

Metodi non a combustione: pannelli solari, fotovoltaici e fibra di carbonio

I metodi che non comportano combustione sono sicuramente più dispendiosi, ma evitano anche molta fatica per riscaldare la tua bug out location lasciandoti più tempo per occuparti di altre faccende.
L’installazione di pannelli solari assicura la produzione di acqua calda sanitaria in abbondanza e, grazie a delle apposite cisterne isolate, è possibile mantenere l’acqua calda anche per più giorni. Quest’acqua, oltre ad essere utilizzata per igiene, è possibile convogliarla in un sistema di riscaldamento a pavimento. Anche in questa soluzione è previsto l’uso di energia elettrica per azionare il ricircolo dell’acqua. Il costo di un sistema domestico di medie dimensioni si aggira sui 5-7 mila euro e spesso sono previsti incentivi.

Costo del tutto simile è per l’installazione di pannelli fotovoltaici con una potenza di 3 kwh. Tuttavia, con questa tipologia di pannello è consigliabile l’utilizzo di una tecnologia diversa, ovvero la fibra di carbonio. Esistono dei materiali, in fibra di carbonio per l’appunto, che producono calore grazie all’elettricità e possono essere integrati sotto il pavimento, nei muri e anche nelle caldaie. Questo tipo di materiale non genera onde elettromagnetiche e non necessita di alcun tipo di manutenzione, arrivando anche a temperature superiori ai 60° C.
Questa soluzione, complessivamente, è quella più dispendiosa (circa 10mila euro) ma, a mio parere, quella che offre la maggior versatilità se consideriamo che produrremmo energia elettrica, acqua calda e calore. Certamente, tutto è subordinato alla presenza del sole, che non deve essere data per scontato, soprattutto in alcuni luoghi montani.

In conclusione

Molte delle considerazioni che dovrai fare mentre ti prepari riguardano la posizione della tua Bug Out Location, le risorse reperibili nelle sue vicinanze, il grado di autonomia che vuoi ottenere e i tipi di scenario a cui ti vuoi preparare.

Cosa ne pensi? Come ti sei attivato per la tua postazione d’emergenza? Scrivicelo nei commenti!

Foto di Mateusz Sałaciak da Pexels

1 commento
  1. salve tutto giusto ma con alcune riserve io possiedo 3 stufe a legna di piccola stazza ( il classico barilotto di ghisa) i miei consumi sono di 50 quintali a inverno tanti benefici di autonomia ma anche problemi logistici per il rifornimento considero questo sistema adatto solo per il primo inverno dopo evento X poichè per il secondo inverno sarebbe impossibile trovare – tagliare – spaccare – e portare a casa la legna senza aumentare enormemente i rischi personali durante tutte le operazioni suddette – ci stiamo orientando verso molteplici soluzioni – stufette pirolitiche – stufette a gas – stufette a petrolio – stufette a gasolio – riscaldatori ad alcol – o ad olio – non tanto per il riscaldamento ma per cucinare tutto l’anno risparmiando la legna esempio 1 stufa in 1 stanza e 15 pesone sui letti a castello ( tipo caserma )

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